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Cronaca

Oltre i maranza e le baby gang: la violenza che ci esplode in salotto

Non sono “altri” a trasformare le strade in ring: sono i ragazzi cresciuti nei nostri oratori, nei paesi che giuravamo immuni

di Andrea Fiore -


Domenica mattina, c’è stato un violento scontro tra bande giovanili in una delle vie principali di Lecco.
I residenti hanno filmato la rissa e chiamato le forze dell’ordine, che quotidianamente si trovano a combattere questo fenomeno in città, soprattutto nella zona della stazione ferroviaria.

Notizie come questa non fanno più scalpore: i grandi comuni della provincia sono da tempo alle prese con la criminalità giovanile, più o meno organizzata.

La cosa che invece preoccupa terribilmente è che determinati comportamenti e modus operandi sono diventati sempre più frequenti anche nei piccoli centri abitati, e che a “menare le mani” non sono dei giovani disagiati che vivono in periferie difficili, né i famigerati “seconda generazione”.

Sono ragazzi — magari figli e nipoti dei nostri amici — che solo qualche anno fa, vedevamo giocare a calcio nel campetto dell’oratorio.

Ancora oggi, i paesi sotto i mille abitanti sono  descritti come delle “isole felici”. La violenza è percepita come qualcosa che arriva eventualmente da fuori e che difficilmente può prendere piede o radicarsi.

Il fatto che nasca in casa è invece paragonabile ad una catastrofe naturale, che porta a domandarsi in cosa si sia sbagliato prima. E questo ci rende quasi impotenti davanti al fenomeno.

Perché la guerra la si può combattere, ma non contro i propri figli.

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