Terremoto e tragedia sul confine, il ghiacciaio crolla e libera un’onda di fango che devasta Nepal e Tibet
La scossa in alta quota che ha fatto cedere il ghiacciaio e trasformato la valle in un fiume di detriti
@ANSAfoto
L’alluvione tra Tibet e Nepal nasce da una combinazione di terremoto e collasso glaciale in alta quota. Nelle ore precedenti al disastro la regione è stata colpita da un sisma di magnitudo 5.2. Le scosse hanno interessato una zona già fragile, con un grande ghiacciaio himalayano appoggiato su versanti ripidi. Il movimento del terreno ha destabilizzato la massa di ghiaccio e roccia. Una porzione del ghiacciaio si è staccata a oltre cinquemila metri di altitudine. La valanga di ghiaccio, detriti e sedimenti è precipitata nella valle del Lhende Khola.
Nel suo percorso ha raccolto altro materiale, diventando una colata compatta di fango e roccia. L’impatto con il fiume ha creato una diga naturale che ha bloccato grandi volumi di acqua. Quando lo sbarramento ha ceduto, si è liberata una onda di piena improvvisa. Il flusso ha poi imboccato la vallata del Bhote Koshi, dirigendosi verso il confine nepalese e travolgendo villaggi e infrastrutture.
Morti e dispersi in continuo aggiornamento
Il bilancio delle vittime resta provvisorio ma già gravissimo. Le autorità del Nepal parlano di almeno 165 morti tra il versante nepalese e quello tibetano. In Nepal sono stati recuperati oltre 150 corpi nelle aree a valle del Bhote Koshi e del Trishuli. Sul lato tibetano si contano almeno tre vittime confermate.
Il numero dei dispersi è ancora più alto. In Nepal risultano centinaia di persone non rintracciabili, tra cui molti stranieri. Sul versante tibetano si registrano oltre cinquecento dispersi, con turisti e pellegrini coinvolti. Tra i dispersi compaiono anche membri delle forze di sicurezza, impegnati nei primi interventi lungo la frontiera.
I timori per le prossime ore
Gli esperti temono che il terremoto e il collasso del ghiacciaio abbiano destabilizzato altri versanti. Il rischio è quello di nuove frane e di ulteriori piene improvvise lungo lo stesso sistema fluviale. I soccorsi sono rallentati da ponti distrutti, strade interrotte e chilometri di fango. Molti villaggi in Nepal e in Tibet restano isolati, con comunicazioni e linee elettriche compromesse.
Numerosi turisti coinvolti
Il numero dei turisti coinvolti nell’alluvione resta uno degli elementi più critici dell’intera emergenza. La zona colpita è infatti un corridoio frequentato da trekker, pellegrini e gruppi diretti verso i valichi himalayani. Molti stranieri si trovavano lungo il Bhote Koshi e nelle aree di Rasuwa e Nuwakot proprio nelle ore del collasso del ghiacciaio. Le autorità parlano di centinaia di dispersi, con una stima di oltre 600 stranieri non ancora rintracciati. Tra loro ci sono gruppi organizzati, viaggiatori solitari e guide locali impegnate nei percorsi di alta quota. Le comunicazioni sono difficili e molte zone restano isolate, quindi il numero reale potrebbe essere più alto.
Italiani coinvolti
Nell’area colpita risultano registrati circa 90 italiani nei giorni precedenti al disastro. Due connazionali sono stati direttamente coinvolti nella zona della piena, ma sono localizzati, in contatto e in buone condizioni. Non ci sono segnalazioni di italiani dispersi né di vittime. Le verifiche proseguono mentre le comunicazioni restano difficili, ma al momento la situazione dei cittadini italiani è considerata stabile e sotto controllo.
I soccorsi e le ricerche
Si registrano anche casi di turisti rimasti intrappolati in lodge e campi trekking, raggiunti solo dopo molte ore dai soccorsi. Alcuni sono stati evacuati con elicotteri, altri hanno segnalato la loro posizione tramite dispositivi satellitari. Il timore marcato è quello dii un aumento del numero di vittime e dispersi, mentre le squadre di ricerca lavorano con elicotteri e droni senza sosta.
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