Il cielo è crollato sul Nepal: la furia della pioggia spezza la frontiera del mondo. L’ipotesi del collasso di un ghiacciaio
L'alluvione e la frana, centinaia tra morti e feriti al confine con il Tibet
La pioggia non ha smesso di cadere per giorni. È scesa fitta, pesante, come una cortina che ha inghiottito interi villaggi lungo la frontiera montana tra Nepal e Tibet. I torrenti si sono trasformati in fiumi furiosi, le strade in canali di fango, le pendici delle montagne hanno ceduto una dopo l’altra. Quando il cielo si è finalmente schiarito, la devastazione è apparsa in tutta la sua crudezza. Case trascinate via come gusci vuoti, ponti spezzati, campi sommersi, comunità isolate. E un numero di dispersi che cresce ora dopo ora.
Centinaia di dispersi, aumenta il numero delle vittime
Secondo l’ultimo bollettino dell’Ente del Turismo del Nepal, rilanciato dalla Bbc e confermato da fonti istituzionali nepalesi, sono 823 le persone di cui non si hanno più notizie. Una cifra impressionante, che racconta la violenza dell’ondata di piena e la fragilità di un territorio già provato da anni di instabilità climatica. Tra i dispersi ci sono 579 stranieri provenienti da 26 Paesi. Un bollettino terrificante che globalizza la tragedia. Le autorità nepalesi, attraverso il ministero dell’Interno e la Nepal Police Disaster Division, hanno parlato di “ricerche estremamente complesse” a causa dell’accesso limitato alle aree più colpite.
Il bilancio delle vittime, ancora provvisorio, è di 165 morti. Il primo ministro Balendra Shah ha diffuso un messaggio alla nazione, invitando alla coesione in un momento che ha definito “tra i più difficili degli ultimi anni”. “Il governo si assume la piena responsabilità per i soccorsi, le cure mediche, il cibo e l’alloggio. In una simile catastrofe dobbiamo rimanere uniti”, ha scritto sui social, mentre a Kathmandu si lavora senza sosta per coordinare gli interventi nelle province settentrionali.
Il collasso di un ghiacciaio alla base del disastro
Secondo quanto riportato dall’US Geological Survey, è stato il collasso di un ghiacciaio la causa dell’attività sismica e delle devastanti inondazioni in Nepal e in Tibet. L’agenzia ha precisato che l’attività sismica inizialmente segnalata come terremoto “era in realtà un crollo glaciale e una colata detritica” che “hanno provocato conseguenti impatti catastrofici a valle”.
L’Ue si mobilita
L’eco dell’emergenza è arrivata anche in Europa. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso cordoglio per le vittime e ha annunciato l’attivazione del sistema satellitare Copernicus, utile a mappare le zone isolate e supportare le squadre di soccorso. “Siamo pronti a mobilitare ulteriore assistenza”, ha dichiarato il capo dell’esecutivo dell’Ue.
Le rassicurazioni di Tajani
Sul fronte italiano, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che due connazionali risultano coinvolti, ma “stanno bene” e sono in contatto con la Farnesina. Gli italiani registrati su “Dove siamo nel mondo” nell’intera area nepalese e tibetana sono circa 90, ma non sono emerse criticità ulteriori.
Non solo Nepal. Devastato anche il Tibet
La tragedia non riguarda solo il Nepal. Le piogge monsoniche hanno colpito duramente anche la regione autonoma del Tibet, dove le autorità cinesi hanno mobilitato squadre di ricerca e soccorso. Il presidente Xi Jinping ha chiesto di “fare tutto il possibile” per trovare i dispersi, trasferire gli abitanti minacciati e rafforzare i sistemi di allerta. Il premier Li Qiang ha ordinato una verifica immediata del numero delle persone coinvolte e un coordinamento stretto con i Paesi interessati, mentre il vicepremier Zhang Guoqing si è recato sul posto. Per la Xinhua i dispersi sono 558.
Nelle valli himalayane, intanto, il rumore degli elicotteri si alterna ai crolli delle frane ancora attive. Le squadre di soccorso, spesso costrette a procedere a piedi, cercano di raggiungere villaggi rimasti isolati da giorni. Le autorità nepalesi hanno descritto “condizioni estreme”, con ponti sospesi distrutti, linee elettriche interrotte e intere comunità prive di acqua potabile.
Una corsa contro il tempo
Il Nepal, già segnato da una vulnerabilità cronica ai disastri naturali, si trova ad affrontare una delle peggiori emergenze degli ultimi anni. E mentre il Paese conta i dispersi e tenta di ricostruire una mappa delle zone colpite, resta l’immagine di quelle montagne ferite dove la terra ha ceduto all’improvviso e l’acqua ha trascinato via tutto. Un confine sommerso, che attende ancora di essere raggiunto.
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