Il pieno aumenta, il portafoglio affonda
Gli italiani non hanno più soltanto un problema di prezzi. Hanno il portafoglio sempre più vuoto. Quasi 42 euro ogni 100 destinati ai consumi se ne vanno ormai in spese obbligate: casa, bollette, energia, trasporti, carburanti, assicurazioni. È la fotografia di Confcommercio e forse spiega più di qualsiasi altro dato perché i consumi facciano così fatica a ripartire.
E dentro questo scenario c’è anche il caro carburanti. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni sta cercando di intervenire e mercoledì lo ha fatto ancora una volta: il taglio di 17 centesimi al litro sul gasolio – una spesa per circa 130 milioni di euro – è stato prorogato fino al 5 settembre Una misura che dà ossigeno mentre il caro energia torna a mordere e la situazione internazionale continua a pesare sui prezzi ma ovviamente serve una strategia che vada oltre l’emergenza.
Non possiamo vivere di proroghe: qualche centesimo oggi, un altro decreto domani, e poi si ricomincia da capo. Il governo sta studiando interventi più selettivi, soprattutto in base al reddito, anche perché il caro carburante è soltanto la punta dell’iceberg. Il camion che trasporta la merce consuma gasolio, l’impresa che la produce paga il carburante, le famiglie che si spostano pagano il carburante. E alla fine quel costo arriva, direttamente o indirettamente, a tutti. La questione però non è soltanto quanto costa fare il pieno, è quanto resta dopo aver pagato tutto il resto. Se quasi metà della spesa è già impegnata prima ancora di poter scegliere come spendere, non possiamo chiedere agli italiani di consumare di più senza restituire loro capacità di spesa. E ossigeno da una tassazione opprimente. Qualche centesimo in meno alla pompa può aiutare, per far ripartire davvero l’economia però bisogna fare spazio nel portafoglio.
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