L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Il regalo delle élite a Vannacci

di Laura Tecce -


C’è un’immagine che racconta meglio di molte analisi la politica italiana di questi ultimi giorni: mentre Giorgia Meloni festeggiava a Bari il record di longevità del suo governo, a Cernobbio la platea degli imprenditori promuoveva l’esecutivo. E bocciava sonoramente l’opposizione.

Cernobbio, certo, non è l’Italia intera: gli imprenditori tendono a premiare la continuità, qualunque sia il colore del governo. Ma proprio per questo il dato è interessante: a una classe dirigente economica che chiede stabilità, serietà e una direzione chiara, il governo Meloni oggi appare più credibile dell’alternativa. E poi c’è l’altro fotogramma di Cernobbio: quello del faccia a faccia tra Mario Monti – tolto dalla naftalina per l’occasione – e Roberto Vannacci.

L’ex presidente del Consiglio ed ex commissario europeo, simbolo di quell’establishment che Vannacci combatte, può aver vinto il confronto in sala – gli applausi sono stati soprattutto per lui – ma fuori c’è un mondo che è molto diverso. Quando Monti promette di spendere le sue ultime energie per combatterne la retorica fascista, il frame diventa quello che Vannacci conosce meglio: lui contro le élite che lo attaccano. E nella narrazione politica è il frame quello che rimane impresso.

E ancora: il fascismo è davvero un tema centrale? Se lo usi per delegittimare l’avversario, rischi di consegnargli esattamente il ruolo che vuole. Perché Vannacci, per ora, non sembra avere bisogno di vincere i confronti. Gli basta che siano gli altri a occuparsi di lui. E questo è il paradosso di Cernobbio: Monti può aver vinto il dibattito. Tajani può aver deciso di ignorarlo. Meloni può evitare persino di nominarlo. Ma Vannacci, intanto, continua a stare al centro della scena: quando tutti parlano di te, anche per dirti di non parlare di te, forse hai già vinto qualcosa.

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