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La soglia dell’umano: Leone XIV e la responsabilità dell’IA nella nuova stagione della Chiesa

L'intervento del Papa

di Ernesto Ferrante -


L’intervento di Papa Leone XIV ai nuovi vescovi, riuniti per il corso di formazione “Vescovi, servitori della comunione nella Chiesa e nel mondo di oggi”, segna un ulteriore passo nella definizione del quadro etico che la Santa Sede intende proporre di fronte alla rivoluzione tecnologica in corso. Il Pontefice ha ricordato che “viviamo in un’epoca di cambiamenti rapidi”, in cui le tecnologie della comunicazione e l’intelligenza artificiale “hanno aperto possibilità che, fino a pochi anni fa, non avremmo neppure immaginato”. Parole che non indulgono né all’entusiasmo né alla paura, ma che collocano l’innovazione dentro la responsabilità più ampia di custodire l’umano.

Le contraddizioni del presente

Leone XIV ha insistito su un punto decisivo. Nessuna tecnologia, per quanto sofisticata, può liberare l’uomo “dal peccato e dalle sue conseguenze”. Le crisi globali, dalle guerre alle disuguaglianze, mostrano che l’accelerazione digitale non coincide automaticamente con un avanzamento morale. È in questo scenario che il Papa ha richiamato il senso del Giubileo della speranza celebrato lo scorso anno. Non un rifugio spirituale, ma un mandato. La Chiesa, ha detto, non vive fuori dal mondo. È inviata da Cristo risorto ad annunciare il Vangelo della salvezza proprio dentro le contraddizioni del presente.

L’intelligenza artificiale e la logica di potenza

In questa cornice si colloca Magnifica Humanitas, l’enciclica che il Pontefice definisce “una visione e un metodo per affrontare la grande sfida della custodia dell’umano nell’epoca dell’intelligenza artificiale”. Il documento, che ha già suscitato attenzione nelle istituzioni europee e nei centri di ricerca, propone un discernimento che intreccia teologia, filosofia e analisi sociale. L’IA, vi si legge, non è neutrale. Riflette le intenzioni di chi la progetta, la finanzia, la regola. Per questo il Papa chiede che venga sottratta alla logica della potenza e ricondotta entro un quadro di responsabilità condivisa, capace di proteggere la dignità della persona, il lavoro, la verità come bene comune.

Ai vescovi, Prevost ha affidato il compito preciso di promuovere nelle diocesi percorsi di riflessione e dialogo, formare e sostenere quanti desiderano impegnarsi nella costruzione di una civiltà dell’amore. Un invito a non lasciare che la trasformazione digitale sia guidata solo da interessi economici o da automatismi tecnocratici, ma a inserirla in una visione antropologica che riconosca l’irriducibilità dell’essere umano.

L’appuntamento negli Usa

La custodia dell’umano, tuttavia, non resta confinata unicamente all’ambito ecclesiale. Nei giorni scorsi, Olivier Francois, già amministratore delegato di Fiat e oggi presidente della no profit Saint Peter for Humanity, ha donato al Papa una sfera di vetro contenente alcune frasi dell’enciclica. Il gesto ha sancito la nascita del Codex Humanitatis, un programma internazionale che sarà presentato a New York il 24 settembre e che si ispira all’appello del Pontefice a tutelare la dignità umana nell’era dell’intelligenza artificiale. Un segno che il messaggio di Magnifica Humanitas sta già oltrepassando i confini ecclesiali, intercettando la domanda di orientamento etico che attraversa società, imprese e istituzioni.

L’algoritmo non può essere il centro di tutto

La sfida, come suggerisce Leone XIV, non è solo comprendere la tecnologia, ma comprendere l’uomo dentro la tecnologia. È qui che si gioca la nuova frontiera della responsabilità, ovvero impedire che l’algoritmo diventi un nuovo idolo e restituire alla persona la centralità che le spetta. In un tempo che rischia di smarrire la misura dell’umano, l’enciclica invita a una vigilanza culturale e spirituale che non teme il futuro, ma lo abita con discernimento.


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