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Politica

Rush finale al Senato sulla riforma della legge elettorale

Oggi l’esame delle proposte di modifica ancora pendenti dovrebbe concludersi, così che domani si possa procedere alle dichiarazioni di voto e al licenziamento del provvedimento

di Giuseppe Ariola -


La riforma della legge elettorale è alle battute finali in Senato. Oggi l’esame delle proposte di modifica ancora pendenti dovrebbe concludersi, così che domani si possa procedere alle dichiarazioni di voto e al licenziamento del provvedimento. Allo stato, il calendario abbastanza serrato dettato dalla maggioranza a Palazzo Madama è stato quindi perfettamente rispettato. Al pari dell’accordo tra i partiti di centrodestra per l’introduzione delle preferenze. Il maltolto inflitto alla maggioranza dai franchi tiratori durante la prima lettura della riforma alla Camera è stato infatti sanato. Ma gli strascichi di quell’inciampo non si sono ancora del tutto esauriti. Fosse solo che se la nuova legge elettorale necessita di un ulteriore passaggio a Montecitorio è proprio perché la modifica sulle preferenze boicottata dai deputati è stata poi effettuata dai senatori.

Le reazioni dopo il voto sulle preferenze

“Abbiamo votato la nostra eutanasia”, è stato il commento che girava tra i corridoi di Palazzo Madama appena dopo il fatidico voto. Una considerazione che rende evidente come, oltre a quelli fisiologici tra maggioranza e opposizione, non siano mancati momenti di tensione anche tra gli stessi alleati di governo sull’opportunità di mantenere i capilista bloccati e prevedere la possibilità per gli elettori di esprimere le preferenze per gli altri nomi in lista. Adesso che il dato è tratto, dopo il voto finale di domani al Senato, la riforma tornerà quindi alla Camera dove l’avvio dell’esame è previsto per lunedì 28 settembre. Un passaggio che dovrebbe essere lampo.

la riforma della legge elettorale torna alla Camera

Certamente non indolore, specialmente per quegli esponenti della maggioranza che nella segretezza del voto sulle preferenze si sono espressi contro il parere del governo e le indicazioni dei rispettivi partiti. Questa volta, però, dovranno turarsi il naso. A maggior ragione che, come confermato da più fonti del partito di via della Scrofa, in occasione dell’ultimo passaggio parlamentare la riforma elettorale sarà blindata dal voto di fiducia. Questo significa che contraddire gli ordini aprirebbe una crisi di governo. Eventualità già ampiamente annunciata da Fratelli d’Italia agli alleati. Un modo per far bene intendere che non ci sono margini di errore. E, soprattutto, che le ragioni di chi non si sente sufficientemente tutelato dall’inserimento delle preferenze dovranno cedere il passo all’esigenza di approvare un sistema elettorale che favorisca la stabilità.


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