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Torino

La crisi in Medio Oriente pesa sull’export delle piccole imprese piemontesi

di Redazione -


Le tensioni in Medio Oriente si fanno sentire anche sull’economia piemontese. Tra marzo e giugno 2026, nei quattro mesi di guerra, le esportazioni regionali verso l’area mediorientale nei comparti caratterizzati da una forte presenza di micro e piccole imprese sono diminuite del 22%.

La contrazione registrata in Piemonte risulta superiore a quella della Lombardia (-12,5%) e dell’Emilia-Romagna (-19,9%), mentre la Toscana presenta una flessione ancora maggiore, pari al 28,5%.

Tra i settori maggiormente interessati figurano macchinari, apparecchiature elettriche, metallurgia, mobili, pelle e altre produzioni manifatturiere. Particolarmente delicata la situazione sui mercati del Golfo, tra cui Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein, diventati negli ultimi anni destinazioni importanti per numerosi prodotti italiani ad alto valore aggiunto.

«I dati ci dicono che per il Piemonte non siamo davanti a una semplice frenata congiunturale: la geopolitica sta entrando direttamente nelle nostre filiere produttive», afferma Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, sottolineando le difficoltà delle piccole aziende alle prese contemporaneamente con minore domanda, costi energetici e crescente incertezza.

Il problema riguarda l’intero Paese. Nei comparti manifatturieri con maggiore presenza di MPI, l’export italiano verso il Medio Oriente ha raggiunto 7,7 miliardi di euro nei dodici mesi terminati a giugno 2026, ma nel periodo marzo-giugno è arretrato del 17,3%. A soffrire maggiormente è la moda (-33,7%), con pelletteria e prodotti in pelle a -44,1%. In calo anche mobili (-14,4%) e alimentare (-7,7%), mentre i prodotti in metallo crescono del 2,3%.

Secondo Felici, la risposta deve passare anche attraverso una maggiore diversificazione delle destinazioni commerciali, senza abbandonare il Medio Oriente: «Differenziare non significa rinunciare ai mercati mediorientali, ma rafforzare la capacità di presidiare più destinazioni, riducendo la vulnerabilità alle crisi geopolitiche e creando nuove opportunità per il Made in Piemonte».

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