Ucraina: l’Ue si illude di essere in guerra mentre altri decidono la pace
Il vero dialogo rimane tra Russia e Washington
Il drone abbattuto dagli Eurofighter italiani nei cieli lituani trasportava un ordigno esplosivo. La conferma è arrivata dal ministro della Difesa di Vilnius, Robertas Kaunas. Un dettaglio che aggiunge tensione a un episodio ancora sotto accertamento, come ha specificato la Nato, ma che Bruxelles ha già trasformato in un nuovo mattone della sua narrazione bellicista. L’Europa non aspetta le verifiche. Reagisce, amplifica, costruisce significati politici immediati. E lo fa con toni che rivelano più ansia di escalation che reale capacità di gestione.
Gli europei con l’elmetto
Kaunas ha ringraziato i piloti italiani per le “azioni decisive”, mentre l’esercito lituano ha celebrato il buon funzionamento dei sistemi di difesa. Il ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto, in visita nel Paese, ha definito il velivolo “una minaccia proveniente probabilmente dalla Russia”. Parole nette, che si inseriscono perfettamente nel clima di allarme permanente che attraversa l’Alleanza.
Ursula von der Leyen ha scelto ancora una volta la linea più dura. “La Russia vedrà la nostra determinazione rafforzarsi ulteriormente”, ha dichiarato, parlando di “comportamenti russi sconsiderati e pericolosi” e di un “più ampio schema di aggressioni e provocazioni”. Una comunicazione che non contempla dubbi, che non attende conferme, che non distingue tra episodi isolati e dinamiche strutturali. La presidente della Commissione si esprime come se l’Ue fosse già un attore militare pienamente coinvolto. È una retorica che non protegge l’Europa, la espone. E soprattutto la allontana dal tavolo dove si discute davvero.
Mosca e Washington continuano a dialogare
Sergei Lavrov ha aggiunto un elemento decisivo. L’iniziativa diplomatica è ormai saldamente nelle mani degli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri russo incontrerà il segretario di Stato Marco Rubio a New York, non per cortesia, ma perché Washington è l’unico attore in grado di modulare il ritmo del confronto. Lavrov lo ha detto con chiarezza. La Russia non ha mai rifiutato i negoziati, è pronta a formati bilaterali o trilaterali e gli americani stessi considerano quest’ultimo il più produttivo.
Il doppio affondo di Lavrov e Peskov
Il capo della diplomazia russa ha ricordato che, se gli Stati Uniti non avessero abbandonato gli accordi di Anchorage, e se l’Europa non avesse contribuito a farli deragliare, la guerra sarebbe già finita da un anno. Un’accusa pesante, certo, ma rivela un punto politico essenziale. Oggi il dialogo è tra Mosca e Washington, con qualche incursione di emissari americani come Witkoff e Kushner. L’Ue resta fuori dalla stanza.
Dmitry Peskov ha poi aperto un altro fronte, quello italiano, commentando le parole di Matteo Salvini sul possibile ritorno del gas russo in Italia, sottolineando che una prospettiva di questo tipo è legata a valutazioni commerciali. Il portavoce del Cremlino ha fatto emergere con astuzia le divergenze interne al governo Meloni. Crosetto agita la minaccia russa, Salvini sposa il pragmatismo energetico. Due linee contrastanti, che la presidenza russa osserva con attenzione.
La mossa di Salvini e il commento di Paramonov
A rincarare la dose è stato l’ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, che ha salutato l’incontro di Salvini con gli imprenditori italiani che continuano a lavorare in Russia come “il ritorno al realismo” dell’establishment nazionale. Paramonov ha criticato duramente la politica antirussa dell’Ue, ritenendola economicamente devastante per l’Italia, e auspicato che le posizioni del vicepremier vengano “trasferite ad altri leader del governo”. Un intervento che rivela quanto Mosca consideri Roma un terreno di possibile frattura interna all’Europa.
Il quadro che emerge è limpido. Bruxelles alimenta un’atmosfera di guerra, altri privilegiano i negoziati. Von der Leyen costruisce una narrativa di aggressione permanente, Lavrov e Peskov delineano scenari diplomatici che non includono l’Ue. Crosetto rivendica la fedeltà atlantica, Salvini indica spiragli economici che la Federazione russa accoglie con favore. L’Europa, quella vera, non guida nulla. Subisce. Il drone abbattuto in Lituania, con il suo ordigno esplosivo e le sue origini ancora da chiarire, diventa il simbolo di un continente che urla e minaccia più di quanto incida, lasciando ad altri campo libero per proteggere i propri interessi.
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