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Economia

Sì all’Eu Kids Act: l’Ue mette al bando i social per i bambini

Quattro pilastri per regolamentare l'accesso ai social dei minori europei: come funziona e su cosa si basa

di Giovanni Vasso -


L’aveva detto, Ursula von der Leyen e l’ha fatto: via libera all’Eu Kids Act, il regolamento europeo che vuole fare ordine nel rapporto tra social e ragazzi. La regolamentazione si regge su quattro pilastri. Il primo, e forse il più importante, riguarda i limiti d’età. Dai 3 e fino ai 13 anni non compiuti, i bambini europei non potranno gestire account autonomi in nessuna rete sociale. L’unica concessione riguarda le piattaforme video. Ci si può accedere a patto che siano disegnate appositamente per tutelare i più piccoli. E qui arriviamo al secondo pilastro.

Eu Kids Act: i quattro pilastri

Il secondo pilastro del regolamento prevede la sicurezza della progettazione. Addio a scrolling infiniti e altre funzionalità potenzialmente pericolose e da cui potrebbe derivare dipendenza. Come, per esempio, i cosiddetti meccanismi di ricompensa che fanno scattare soddisfazioni e piccoli premi ma che, alla lunga, risultano ingannevoli perché inducono a rimanere più del dovuto sulle piattaforme. Quando non servono, invece, per spillare denaro. Stop ai chatbot e ai compagni Ai e alle notifiche in orario notturno. Fondamentale, poi, il ban ai contatti dagli altri utenti. E siamo solo a metà delle (macro) novità imposte dall’Eu Kids Act.

Verifica dell’Età

C’è un terzo pilastro nell’Eu Kids Act e già sembra quello decisivo, da cui dipenderà il successo dell’intera operazione avviata da Bruxelles e fortemente voluta dalla Commissione. Specialmente perché impatta con la privacy e la questione gigantesca dei dati. Si tratta della verifica dell’età. Si dovrà passare per un’app Ue che promette di conservare documenti d’identità né dati biometrici. L’app sarà al centro di un ecosistema al quale l’Unione europea ha già chiesto di partecipare, attivamente, agli Stati membri. Il focus della vicenda, nel senso effettivo e non solo letterale, è tutto qui.

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L’inversione dell’onere della prova

Quarto e ultimo, ma non in ordine di importanza, pilastro dell’Eu Kids Act è l’inversione dell’onere della prova. Una volta tanto, la Chiesa torna al centro del villaggio. Finora, Big Tech aveva prosperato in un ambiente in cui praticamente sembravano non valessero le leggi e in cui le aziende non avevano alcuna responsabilità rilevante. Ora cambia tutto. La proposta inverte l’onere della prova, rendendo i fornitori di piattaforme online di dimensioni molto grandi responsabili di dimostrare che i loro servizi sono sicuri fin dalla progettazione. Saranno tenuti a presentare un piano di conformità alla Commissione e a un revisore indipendente, incaricato di valutare approfonditamente il nuovo servizio o la nuova funzionalità. Regole, queste, che si affiancheranno al Digital Services Act e al Digital Markets Act.


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