La morte di Peter Max, icona del Flower Power
Fu amico dei Beatles, con i quali condivise l'interesse per la meditazione portando lo "Swami" Satchidananda negli Usa
E’ morto a 88 anni Peter Max: addio all’icona della Pop Art psichedelica e del “Flower Power”. il decesso, a Manhattan, Peter Max fu leggendario artista. Italo-tedesco naturalizzato statunitense, le sue forme sinuose e i colori accesi hanno definito l’immaginario visivo della controcultura degli anni ’60.
La morte di Max
A darne l’annuncio è stato il figlio Adam, confermando il decesso avvenuto il 14 settembre 2026 a causa delle complicazioni legate al morbo di Alzheimer e alla demenza con cui l’artista conviveva da anni.
Dalla fuga dal nazismo alla consacrazione a New York
Nato a Berlino nel 1937 come Peter Max Finkelstein in una famiglia di origine ebraica, fuggì con i genitori dalle persecuzioni naziste. Trascorse l’infanzia tra Shanghai, il Tibet, Israele e Parigi, per poi approdare a New York nel 1953.
Dopo aver studiato pittura classica e aver lavorato nel settore pubblicitario di Madison Avenue, nel 1967 Max rivoluzionò il suo linguaggio. Fuse astronomia, spiritualità orientale e pop art, divenne la firma stilistica del movimento hippie. Le sue opere, vive e sature, apparvero ovunque: dai poster ai francobolli statunitensi, fino alla copertina della rivista Life nel 1969.
Un’eredità globale tra star, istituzioni e controversie
Amico dei Beatles — con i quali condivise l’interesse per la meditazione portando lo “Swami” Satchidananda negli Usa —, Max fu pittore ufficiale per sei Super Bowl. Ma pure per la Coppa del Mondo, i Giochi Olimpici e persino per una flotta di aerei commerciali e navi da crociera. Su invito della first lady Nancy Reagan nel 1981, realizzò celebri ritratti della Statua della Libertà direttamente alla Casa Bianca.
Gli ultimi anni della sua vita furono contrassegnati da vicende giudiziarie e controversie legate alla sua tutela legale e alla gestione delle sue opere, emerse a seguito del declino delle sue condizioni cognitive.
Con la sua scomparsa, il mondo dell’arte perde uno dei suoi interpreti più eclettici, capace di trasformare il colore in un messaggio universale di pace e speranza.
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