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Le bugie hanno le gambe corte, come la memoria di alcuni ex Ris sul caso Garlasco

Il caso Garlasco torna sui protagonisti delle indagini del 2007, ovvero i Ris di Parma. Dalle dichiarazioni di Luciano Garofano e Giorgio Portera sulla sua presenza nella villetta dei Poggi ai recenti “non ricordo” sul Dna dei pedali della bicicletta di Alberto Stasi, emergono incongruenze che meritano chiarimenti

di Lino Sasso -


Le bugie hanno le gambe corte, recita un vecchio proverbio. E talvolta anche la memoria sembra accorciarsi, soprattutto quando si tratta di ricostruire quando gravita attorno all’omicidio di Chiara Poggi. È quanto emerge dalle dichiarazioni di alcuni ex appartenenti al Ris di Parma, tornati al centro dell’attenzione nell’ambito della nuova indagine sul caso di Garlasco. La vicenda forse più emblematica riguarda Luciano Garofano.

L’ex comandante del Ris di Parma, nell’aprile del 2025, quando era consulente della difesa di Andrea Sempio, circa l’inopportunità di quell’incarico, aveva assicurato pubblicamente di non essere mai entrato nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Garofano spiegava di aver diretto il reparto che aveva effettuato gli accertamenti scientifici, precisando però che le analisi erano state eseguite autonomamente dai suoi collaboratori. Soprattutto, sosteneva di non aver mai effettuato sopralluoghi all’interno dell’abitazione.

Le foto di Garofano nella villetta dei Poggi

Una dichiarazione destinata a essere smentita nel giro di poche ore da documenti e fotografie che ne attestavano la presenza sulla scena del crimine. Il 3 ottobre 2007 Garofano era infatti entrato nella villetta dei Poggi, partecipando a un’ispezione documentata da un verbale sottoscritto anche da lui. Di fronte all’evidenza, il generale ha successivamente precisato di essere entrato nell’abitazione in un secondo momento. Ovvero, quando gli accertamenti genetici e quelli sulle impronte erano già stati effettuati dai collaboratori. Una precisazione che ridimensiona il significato della sua presenza, ma non cancella la contraddizione con la precedente dichiarazione.

Un particolare rende però la vicenda ancora più significativa. La versione inizialmente sostenuta dall’ex comandante del Ris era stata cavalcata pubblicamente anche dall’avvocata Angela Taccia, legale di Andrea Sempio. “Ci sono i verbali dove si attesta che non è nemmeno entrato nella casa”, aveva tuonato con l’aria piccata di chi sa bene quello che dice. Salvo poi essere smentita dai fatti. La circostanza finì così per mettere in difficoltà anche la legale di Sempio, che aveva pubblicamente avvalorato una versione successivamente rivelatasi inesatta.

Il Dna sui pedali e i nuovi vuoti di memoria

A distanza di oltre un anno, il nome di Garofano è tornato al centro dell’attenzione per una questione ben più delicata: gli accertamenti genetici effettuati nel settembre 2007 sui pedali della bicicletta Umberto Dei sequestrata ad Alberto Stasi. Ascoltato dai magistrati di Pavia il 25 settembre scorso, l’ex comandante ha riferito di non avere ricordi precisi delle comunicazioni relative ai risultati delle analisi.

Anche Portera ricorda poco e male

Poi c’è Giorgio Portera, altro ex appartenente al Ris di Parma. Tirato in ballo sempre a proposito degli accertamenti genetici sui pedali della bici di Alberto Stai, Portera ha precisato di non aver personalmente eseguito le analisi sul campione e di non averne interpretato i risultati. Il collegamento tra il suo nome e l’attività di laboratorio deriverebbe, secondo la sua ricostruzione, dall’utilizzo della sua utenza personale durante la fase finale di caricamento del campione. L’ex carabiniere ha inoltre dichiarato di non poter stabilire con certezza se l’operazione fosse stata materialmente compiuta da lui oppure da un collega. E ne approfitta per precisare: “Non ho infatti mai svolto alcun sopralluogo, né firmato verbali o referti del caso Garlasco”. Ed ecco che anche in questo caso spuntano immagini di un giovane carabiniere del Ris che sembra proprio essere Portera mentre, indossando la tipica tuta bianca e la mascherina di aggira nella villetta dei Poggi.

La verità non può essere facoltativa

Ovviamente, sarebbe improprio trasformare automaticamente queste incongruenze nella prova di una menzogna o di un depistaggio. Questa operazione, non senza un certo margine di successo, è stata effettuata a più riprese nei confronti di Alberto Stasi. Ed è un errore da non ripetere. Resta tuttavia un problema di attendibilità delle ricostruzioni, tanto più rilevante quando provengono da professionisti che hanno ricoperto ruoli di responsabilità nelle indagini su uno dei delitti più discussi della cronaca italiana. Quindi, adesso, mentre la Procura di Pavia continua a ricostruire i passaggi dell’inchiesta originaria, il confronto tra dichiarazioni, verbali, fotografie e risultati scientifici assume un’importanza centrale. Perché la memoria può certamente affievolirsi con il trascorrere degli anni. I documenti, invece, restano. E quando raccontano una storia diversa da quella ricordata dai protagonisti, è proprio da quella differenza che bisogna ripartire.

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