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Florida, due milioni di gomme in mare per salvare la barriera corallina

L'idea apparentemente geniale si è trasformata in un disastro ambientale senza precedenti

di Gianluca Pascutti -

@ANSAfoto


L’esperimento della Florida appariva assolutamente rivoluzionario nei primi anni Settanta. Invece di intasare le discariche di rifiuti, quasi due milioni di gomme usate furono affondate al largo della Florida. L’obiettivo delle autorità e dei promotori locali era creare un imponente habitat artificiale per la fauna oceanica. La struttura avrebbe dovuto attirare migliaia di pesci e favorire la nascita di nuove barriere coralline. Purtroppo, quella brillante intuizione si è rapidamente tramutata in un incubo ecologico e finanziario senza precedenti.

Il fallimento dell’ancoraggio e la furia delle correnti marine

Per assemblare la barriera, i tecnici legarono i vecchi pneumatici con morsetti di acciaio e resistenti cinghie di nylon. L’azione corrosiva dell’acqua salata ha distrutto i legami metallici in pochissimo tempo. L’assenza di un bloccaggio permanente sul fondale ha scatenato la catastrofe durante le mareggiate. Le forti correnti oceaniche hanno trasformato milioni di gomme in veri e propri rulli distruttivi. I pneumatici vaganti hanno devastato le barriere coralline naturali circostanti, raschiando i fondali e soffocando la vita marina.

Tossicità della gomma e la mancata proliferazione della fauna

L’inquinamento chimico e la costante instabilità dei materiali hanno impedito alla vita di proliferare. Pochissimi organismi sono riusciti ad attecchire su una superficie continuamente scossa dal movimento delle onde. Il lento degrado della gomma ha rilasciato sostanze tossiche e pericolosi residui microplastici nell’ecosistema circostante. Centinaia di migliaia di pneumatici si sono dispersi per chilometri o sono finiti spiaggiati sulle coste. La tanto decantata soluzione ecologica ha finito per polverizzare decenni di equilibrio naturale nell’oceano.

Le operazioni di bonifica e il conto salatissimo per la Florida

Rimediare a un errore di queste dimensioni rappresenta oggi un’impresa titanica per lo Stato della Florida. Squadre di subacquei militari, aziende specializzate e volontari lavorano senza sosta per ripulire i fondali. Fino ad oggi le operazioni di recupero hanno estratto circa seicentomila pneumatici dall’acqua. Ogni singola gomma estratta presenta difficoltà enormi a causa dell’insabbiamento e delle correnti. Le stime ufficiali indicano che la bonifica dei fondali supererà i centotrenta milioni di dollari complessivi. Un prezzo altissimo per riparare a un disastro provocato dall’uomo.

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