Calo storico degli inattivi in Italia
Il bicchiere mezzo pieno dei dati Istat sul lavoro, aumenta l'occupazione stabile
Mai così in basso il tasso degli inattivi in Italia. Una buona notizia, una volta tanto, arriva dall’Istat. Che ieri mattina ha pubblicato i dati sul mercato del lavoro nel nostro Paese. Ad agosto scorso, gli occupati sono rimasti sostanzialmente stabili: a fronte dell’aumento dei dipendenti “permanenti”, che ora sfiorano gli 1,7 milioni di lavoratori, s’è assistito al calo dei precari assunti a termine (poco meno di 2,4 milioni) e a quello degli autonomi che si attestano ora poco più giù dei 5,3 milioni. Sul trend annuale, i dati dell’occupazione sembrano più che positivi dal momento che 291mila italiani in più hanno trovato un impiego. Un dato, questo, che rappresenta la sintesi tra l’aumento dei dipendenti stabili (+370mila) a cui si somma l’incremento tra le fila dei lavoratori autonomi (+78mila) a fronte però della discesa degli assunti a tempo determinato, in calo di circa 157mila unità.
Inattivi giù e occupati stabili su
Notazione nemmeno troppo a margine: aumenta l’occupazione stabile, a discapito di quella precaria. Ed è un segnale che ha, comunque, una valenza positiva come sottolinea l’Ufficio Studi di Confcommercio: “Da qualche mese l’occupazione ha smesso di crescere (-10mila unità ad agosto rispetto ad aprile). L’interpretazione negativa è che la ripresa ha perso slancio. Quella favorevole, invece, è che la produttività del lavoro si stabilizza, essendo aumentati Pil e occupazione dello 0,2% congiunturale tra il primo e il secondo trimestre dell’anno in corso”. E ancora: “Quest’ultima lettura è sostenuta dalla dinamica delle forze di lavoro, ai massimi di sempre e vicine a 26 milioni di persone. Non preoccupa il progressivo aumento del numero di persone in cerca di un’occupazione (+48mila unità nell’ultimo mese), secondo una tendenza, già emersa nel secondo trimestre, di ingresso nel mercato del lavoro degli scoraggiati”. Insomma, il bicchiere è mezzo pieno.
Gli inattivi rimangono comunque troppi
In termini percentuali, l’occupazione ad agosto si attesta al 63% a fronte di un tasso di disoccupati che assomma al 6,2%. La notizia, però, è nella massa degli inattivi che, per la prima volta dal 2004, scende al 32,7%.
Intendiamoci, gli italiani che non studiano e non lavorano (almeno ufficialmente) rimangono pur sempre troppi. Ci sono ancora 12,7 milioni di italiani che rimangono fuori dal mercato del lavoro. Tanti. Ma se qualche segnale positivo c’è, ecco, va pure sottolineato come è giusto che sia. Gli analisti di via Cesare Balbi riferiscono che la discesa degli inattivi è pari, in termini percentuali, allo 0,2% e riguarda circa 21mila persone. Il trend percentuale è pari al 32,7%. Non era mai stato così basso dall’inizio delle serie storiche, cominciate nell’ormai lontano 2004. Dopo ventidue anni, dunque, si comincia a mettere “mano” a quell’autentico buco nero che rimane come un serbatoio inesausto di energie e lavoro. A cui si deve iniziare ad attingere. I dati parlano chiaro.
Tutti i dati Istat
Si tratta per lo più di uomini, ad eccezione della classe d’età tra i 35 e i 49 anni per cui, invece, l’inattività addirittura sale. Purtroppo l’oscillazione non si avverte in maniera positiva tra le donne, per cui il tasso di inattività in rosa rimane sostanzialmente stabile. Cambiando la visuale, cambia pure la prospettiva. Già, perché su base annua, l’occupazione aumenta di mezzo punto percentuale per gli uomini e dello 0,6 per cento per le donne. Contestualmente, il tasso di inattività scende dello 0,9% per i maschi e di un intero punto percentuale per le femmine. La disoccupazione, invece, non fa troppe distinzioni di genere. Sull’anno, infatti, sale dello 0,4% sia per gli uomini che per le donne. Continua a farne, invece, sui giovani. La disoccupazione per gli juniores, infatti, sale al 20,3 per cento e risulta in rialzo dello 0,6%.
E quelli Eurostat
A fronte dei dati “italiani” sull’occupazione, ecco arrivare pure quelli Eurostat. La disoccupazione destagionalizzato ad agosto, nell’area Ue, è stata pari al 6,4%. In pratica, più alta dello 0,2% rispetto alla media italiana. Ma non basta. Complessivamente, i disoccupati europei sono 13,6 milioni, di questi 11,3 nell’area euro. La media della disoccupazione giovanile rimane molto più alta in Italia rispetto al resto del Vecchio continente. Dove si sono registrati ad agosto, stando a Eurostat, poco meno di 3 milioni di under 25 senza lavoro. La percentuale è del 15,4%, in aumento dello 0,3% su base mensile.
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