Lettere di richiamo
Flessibilità, doppia flessibilità. Non c’è libidine a fare manovra con l’inflazione alle stesse, gli indici manifatturieri che scendono in tutta Europa. Con la Bce che continua a incaponirsi e fa filtrare indiscrezioni più tenebrose del diario di Jonathan Harker su nuovi aumenti dei tassi mentre Bruxelles continua a far finta di nulla. “Agli Stati membri, di flessibilità, ne abbiamo già concessa”. Per i loro standard, fin troppa.
Flessibilità contro infrazioni: la guerra delle lettere
Flessibilità, doppia flessibilità. Giorgia Meloni ha inviato una lettera, sottoscritta dal premier ceco Andrej Babis. La ricevuta di ritorno è arrivata pubblicamente: Bruxelles ha ricevuto la missiva che invita la Commissione a rivedere i suoi piani sugli Ets. L’altra lettera, la premier italiana, l’ha già annunciata l’altra sera: “Noi crediamo che – ha dichiarato la presidente Meloni – a fronte di una crescita inflazionistica dovuta al caro energia a livello globale, sia necessario riconoscere agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese”.
Il cigno nero dell’inflazione
I dati parlano chiaro. A settembre, l’inflazione in Italia è crescita fino a raggiungere il trend annuo del 4,2%. Non va meglio né in Francia, dove scavalla al 3%, e neanche in Germania dove si attesta al 3,3%. Dopo aver riferito che il tema è già incardinato nel consesso Ecofin (ce lo ha portato Giancarlo Giorgetti dopo essersi rassegnato al 3,1% del rapporto deficit-Pil che lo avrebbe inchiodato ancora al Patto di Stabilità), Meloni ha chiesto collaborazione agli Stati membri. “Noi crediamo che a fronte di una crescita inflazionistica globale a causa del caro energia sia necessario riconoscere agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese”.
L’Ue già si chiude a riccio
Questa lettera, però, a Bruxelles non è ancora arrivata. “In realtà, abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri”, ha detto la signora Paula Pinho, portavoce capo della Commissione. A cui ha fatto eco il portavoce all’Economia, tale Balazs Ujvari, che ha intrattenuto i giornalisti intervenuti al punto stampa esibendosi in uno spiegoncino sulle misure già accordate e concesse. Evidentemente per grazia divina. Ma l’Italia ha rotto il ghiaccio e subito s’è accodata anche la Grecia nella richiesta di ulteriore flessibilità.
Lettere di infrazione a chi chiede flessibilità
La Ue, per non sbagliare, ha risposto già alle due missive di Meloni con altrettante lettere. Già, ma di infrazione. La prima sui regolamenti per i capitali (insieme alla Slovenia) e la seconda sulla casa green (qui in ottima compagnia con altri otto Paesi membri e cioè Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia). Non è certo il modo migliore per incardinare una trattativa. Ma tant’è.
Una manovra in salita
La manovra, sotto questi auspici, non sembra per niente facile. Se Salvini urla alla “resistenza” contro la direttiva Casa green, il ministro alla Protezione Civile Nello Musumeci ha svelato che lo Stato “non ha più denari” per “pagare tutte le ricostruzioni”. Ergo, bisognerà provvedere da sé. Con le polizze catastrofali.
I punti focali di Leo
Roba di cui si discute, anche con una certa ferocia, ormai da qualche anno. Il viceministro all’Economia, Maurizio Leo, ha ammesso che fare un bilancio con quest’inflazione è dura. Tuttavia ci ha tenuto a precisare che la tenuta dei conti pubblici è a dir poco solida e che “non c’è alcun paragone” possibile “con la Grecia”. Ha inoltre ribadito alla giunta di Confartigianato alcuni punti cardine, a cui non si deroga. In primo luogo, il taglio Irpef al ceto medio con l’aliquota al 33% fino a 60mila euro. Quindi la conferma dei bonus edilizi nel segno della sostenibilità e lo stop all’Irap.
Il nodo inflazione, Giorgetti prepara “una manovra seria”
“Sarà una manovra seria”, ha confermato il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti. E, parlando coi giornalisti alla Camera dove ha partecipato al voto sulla legge elettorale, ha fatto il punto della situazione. La richiesta di ulteriore flessibilità, anzi doppia flessibilità alla Ue, “è ovvia”. Poi ha ribadito il nodo inflazione: “Il sentiero della spesa è un sentiero di spesa nominale, che noi stiamo rispettando, e siamo anche tra i più bravi”. C’è un ma, grosso come l’inflazione di settembre: “Questo sentiero contiene un tasso programmato all’epoca da parte della Commissione che era evidentemente molto inferiore rispetto a quello che si è verificato”. Da qui l’ovvietà della richiesta di flessibilità. Ma quando c’è di mezzo Bruxelles, nulla è scontato. Specialmente, anzi soprattutto, la flessibilità. Figuriamoci la doppia flessibilità.
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