La carica degli 800mila: lo spaccato dell’Italia tra cura e sommerso
Un comparto che nel continente impiega oltre 10 milioni di persone, pari a circa il 4% dell'occupazione Ue
Dietro le mura domestiche delle famiglie italiane si muove un vero e proprio esercito della cura. Nel 2025, sono 804.464 i lavoratori domestici regolari censiti nel nostro Paese. Un bacino imponente che registra una lieve contrazione del 2,3% rispetto all’anno precedente, posizionando l’Italia come uno dei contesti chiave in Europa. Un comparto che nel continente impiega oltre 10 milioni di persone, pari a circa il 4% dell’occupazione Ue.
Una parte della realtà
Tuttavia, la fotografia ufficiale cattura soltanto una parte della realtà. L’altra metà del settore continua infatti a muoversi nell’ombra, con un tasso di irregolarità stimato al 55,4%.
A fare il punto sullo spaccato nazionale ed europeo sono stati Assindatcolf ed Effe al Parlamento Europeo di Bruxelles. Li, presentati i dati del Phs Employment Monitor 2026.
Cosa chiedono oggi le famiglie italiane?
Per il 36,2% dei datori di lavoro la priorità assoluta è rendere i servizi economicamente più accessibili. Segue la richiesta di regole più agili per l’assunzione di lavoratori immigrati (35,4%). Ma pure una forza lavoro meglio formata (35,3%) e un maggiore riconoscimento istituzionale (33,9%). Oltre che una più ampia varietà di candidati (29,3%) e una superiore facilità nel dichiarare il lavoro (28,5%).
Come sottolineato dal presidente di Assindatcolf, la svolta richiede agevolazioni fiscali capaci di abbattere i costi per le famiglie.
Soltanto rendendo sostenibile il lavoro regolare – si fa sapere – sarà possibile contrastare il sommerso. Così restituendo dignità e attrattività al settore rimettendo le politiche di conciliazione al centro delle agende di welfare.
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