A Torino “spopolano” i licei che scelgono di fornire un’opzione gender fluid ai propri studenti.

Ad oggi, gli istituti che portano avanti tali istanze LGBT sono cinque. A fine febbraio, l’Alfieri ha inaugurato il primo bagno neutro. Al Gioberti, dal prossimo anno, i bagni genderless saranno quattro su sei. Toilettes aperte a tutti: uomini, donne, persone “non binarie” (cioè che non si riconoscono in nessun genere) o in “transizione”. Il primo istituto torinese a mettersi “al passo coi tempi” è stato il classico e musicale Cavour, che già un anno fa ha adottato la “carriera alias”. A marzo è stata poi la volta del Regina Margherita e, il mese scorso, si è aggiunto alla lista il Convitto Umberto I il mese scorso. Per “carriera alias” si intende la facoltà per lo studente di essere riconosciuto ufficialmente (ovvero nei registri elettronici e nei documenti scolastici) con il nome desiderato e il genere sentito, a differenza quello che lo identifica nell’anagrafe nazionale. Il percorso che permette ai nostri figli, molti dei quali minorenni, di scegliersi un “alias” di genere nonostante tale facoltà per chi ha meno di diciotto anni non sia stata ancora riconosciuta dallo Stato italiano è stato in realtà riconosciuta già in diverse scuole del Paese. E due settimane fa sono scesi in piazza i movimenti CitizenGo e Provita & famiglia, proprio per protestare contro questo scavalcamento delle norme nazionali. “Il Ministro Bianchi deve stoppare questa follia: consentire agli studenti di scegliere come essere chiamati a scuola in base a una presunta identità di genere autopercepita è una prassi totalmente illegale e pericolosa, perché può rafforzare negli adolescenti stati di incertezza emotiva statisticamente fisiologici e passeggeri”, ha dichiarato Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus, a margine del presidio di protesta che si è svolto davanti al Ministero dell’Istruzione a Roma. “Si tratta dell’ennesimo attacco dell’ideologia gender alle scuole, ai giovani e alle famiglie italiane, che non mandano i loro figli a scuola per essere rieducati in base all’agenda politica del movimento LGBT. Il Ministro ponga immediatamente fine a questo abuso”, dichiarò ancora Coghe.

Ad oggi, gli istituti che portano avanti tali istanze LGBT sono cinque. A fine febbraio, l’Alfieri ha inaugurato il primo bagno neutro. Al Gioberti, dal prossimo anno, i bagni genderless saranno quattro su sei. Toilettes aperte a tutti: uomini, donne, persone “non binarie” (cioè che non si riconoscono in nessun genere) o in “transizione”. Il primo istituto torinese a mettersi “al passo coi tempi” è stato il classico e musicale Cavour, che già un anno fa ha adottato la “carriera alias”. A marzo è stata poi la volta del Regina Margherita e, il mese scorso, si è aggiunto alla lista il Convitto Umberto I il mese scorso. Per “carriera alias” si intende la facoltà per lo studente di essere riconosciuto ufficialmente (ovvero nei registri elettronici e nei documenti scolastici) con il nome desiderato e il genere sentito, a differenza quello che lo identifica nell’anagrafe nazionale. Il percorso che permette ai nostri figli, molti dei quali minorenni, di scegliersi un “alias” di genere nonostante tale facoltà per chi ha meno di diciotto anni non sia stata ancora riconosciuta dallo Stato italiano è stato in realtà riconosciuta già in diverse scuole del Paese. E due settimane fa sono scesi in piazza i movimenti CitizenGo e Provita & famiglia, proprio per protestare contro questo scavalcamento delle norme nazionali. “Il Ministro Bianchi deve stoppare questa follia: consentire agli studenti di scegliere come essere chiamati a scuola in base a una presunta identità di genere autopercepita è una prassi totalmente illegale e pericolosa, perché può rafforzare negli adolescenti stati di incertezza emotiva statisticamente fisiologici e passeggeri”, ha dichiarato Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus, a margine del presidio di protesta che si è svolto davanti al Ministero dell’Istruzione a Roma. “Si tratta dell’ennesimo attacco dell’ideologia gender alle scuole, ai giovani e alle famiglie italiane, che non mandano i loro figli a scuola per essere rieducati in base all’agenda politica del movimento LGBT. Il Ministro ponga immediatamente fine a questo abuso”, dichiarò ancora Coghe.

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