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Politica

Dipendenze in Italia: la “pandemia sociale” che colpisce i giovani

di Eleonora Ciaffoloni -


Prima ancora delle statistiche, ci sono quattro numeri che aiutano a comprendere la dimensione del fenomeno delle dipendenze in Italia: 15, 19, 26 e 55. Il primo e il secondo indicano la fascia d’età più osservata dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026; il terzo rappresenta la percentuale di giovani tra i 15 e i 19 anni che dichiara di aver consumato almeno una sostanza psicoattiva nell’ultimo anno; il quarto corrisponde alle tonnellate di stupefacenti sequestrate nel 2025 sul territorio nazionale.

Relazione annuale sul fenomeno delle dipendenze: la presentazione e i numeri

Numeri che sono stati forniti e spiegati dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano durante la presentazione della Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia, numeri che restituiscono l’immagine di un fenomeno diffuso e strutturale, che il Governo e gli esperti coinvolti non esitano a definire una vera e propria “pandemia sociale”, spesso però non percepita come tale.

La fotografia scattata dal rapporto mostra una realtà in continua evoluzione. Se da un lato si registra un lieve calo del consumo di cannabis tra i più giovani, dall’altro tornano a crescere i consumi di sostanze stimolanti, allucinogeni, cocaina, ketamina e nuove sostanze psicoattive. Nel 2025 quasi 350 mila studenti minorenni hanno dichiarato di aver utilizzato almeno una sostanza illegale nel corso dell’anno, pari al 23% della popolazione scolastica under 18. Tra tutte le sostanze, è la cocaina a destare le maggiori preoccupazioni: nel 2025 è stata responsabile del 33% dei decessi droga-correlati accertati e del 32% dei ricoveri ospedalieri legati all’uso di sostanze.

Oltre le sostanze, tra le dipendenze l’isolamento sociale

La Relazione dedica ampio spazio ai fenomeni legati all’uso problematico delle tecnologie digitali, al gaming, al gioco d’azzardo e all’isolamento sociale. Se alcuni indicatori mostrano segnali di miglioramento rispetto agli anni precedenti, le dimensioni del fenomeno restano rilevanti. Centinaia di migliaia di giovani manifestano comportamenti compatibili con un utilizzo problematico di internet e dei videogiochi, caratterizzato da perdita di controllo, irritabilità in caso di interruzione dell’attività, alterazione del sonno e riduzione delle relazioni sociali.

Allarmante il tema dell’isolamento sociale volontario, spesso associato al fenomeno degli Hikikomori. Nel corso della conferenza stampa è stato ricordato come nel 2025 oltre 26 mila minori abbiano vissuto situazioni di isolamento protratto per almeno sei mesi. Al di là della dimensione statistica, è stato sottolineato il dramma quotidiano che ciascuno di questi casi rappresenta per i ragazzi coinvolti e per le loro famiglie. È proprio su questo terreno che si colloca un dibattito.

I social e i minori

Alla nostra domanda sulle possibili misure di prevenzione, in particolare sull’ipotesi di limitazioni più stringenti per l’accesso dei minori ai social network, il sottosegretario Mantovano ha ricordato come siano già in corso in Parlamento provvedimenti che ipotizzano l’introduzione di divieti. “È un percorso in stadio già molto avanzato che ha anche conosciuto una necessaria interlocuzione con la Commissione Ue e con alcune Authority”, ha spiegato, sottolineando come il governo abbia scelto di non intervenire con un’iniziativa legislativa propria per non interferire con il lavoro parlamentare, ma segua con attenzione l’evoluzione del dibattito.

Sul tema è intervenuto anche il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Massimiliano Fedriga, che ha evidenziato la necessità di un segnale forte e chiaro alle famiglie, arrivando a proporre – pur riconoscendone la difficoltà applicativa – anche l’ipotesi di un divieto dell’uso dello smartphone sotto i 14 anni. Un’indicazione che, al di là della sua fattibilità normativa, riflette la crescente preoccupazione per l’impatto precoce delle tecnologie digitali sui minori.

Il quadro che emerge è quello di un fenomeno complesso, in cui consumo di sostanze, dipendenze comportamentali e fragilità giovanili si intrecciano sempre più strettamente. Una realtà che, secondo la lettura condivisa dagli intervenuti, non può essere affrontata solo sul piano repressivo o sanitario, ma richiede un’azione coordinata tra istituzioni, scuole, famiglie e territorio. Perché dietro i numeri, ancora una volta, si muovono storie individuali e percorsi di vita che intercettano il tema più ampio della crescita e della vulnerabilità delle nuove generazioni.


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