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Esteri

Fauci-Rand Paul: oltre cento no comment all’udienza COVID

L’ex superconsulente della Casa Bianca si trincera dietro il Quinto Emendamento per evitare la trappola legale della rinuncia al silenzio

di Cinzia Rolli -


L’aula della Commissione per la Sicurezza Internazionale del Senato americano è diventata l’arena di una delle più dure battaglie politiche e personali degli ultimi anni.

Il faccia a faccia, andato in scena mercoledì 29 luglio ha visto contrapposti l’ex volto della task force pandemica Anthony Fauci e il repubblicano Rand Paul.

Al centro del dibattito, i nodi irrisolti sulla gestione dell’emergenza sanitaria e sulla controversa origine del coronavirus. Tuttavia, l’audizione si è arenata in un vicolo cieco: trincerandosi dietro il diritto a non incriminarsi, lo scienziato ha rifiutato di rispondere a ogni contestazione sollevata dal repubblicano Paul, pronunciando la formula del Quinto Emendamento per più di cento volte.

Le parole di Fauci  al riguardo:  “Pertanto anche se mi dispiace farlo a causa del rispetto che ho per il ramo legislativo del governo e del mio curriculum decennale di collaborazione con il Congresso, sotto il parere dei miei avvocati invocherò il mio diritto ai sensi del quinto emendamento della Costituzione di astenermi dal rispondere alle vostre domande, grazie.”

Fauci ha deciso quindi di non rispondere e di avvalersi del quinto emendamento anche per quanto riguarda le domande più banali come per esempio l’esistenza di una cartellina rossa davanti a sé, ma questa decisione ha una ragione ben specifica.

La trappola del waiver: perché Fauci ha scelto il silenzio

Il ricorso sistematico al Quinto Emendamento da parte di Anthony Fauci, esteso persino a quesiti banali come la presenza di una cartellina sul tavolo, risponde a una ferrea dottrina del diritto statunitense: evitare la “rinuncia implicita” (waiver). Nella giurisprudenza americana, il diritto al silenzio non è attivabile a intermittenza. Rispondere a un singolo quesito innocuo legittima la controparte a esigere risposte sull’intero filone d’indagine. Se Fauci avesse confermato la presenza del faldone, la commissione avrebbe usato l’ammissione per obbligarlo a deporre sul contenuto dei documenti stessi, neutralizzando la sua intera strategia difensiva. Rispondere a una sola domanda può annullare il diritto al silenzio per l’intera audizione.

L’udienza si è aperta con una dichiarazione iniziale particolarmente ostile da parte di Fauci. L’ex direttore del NIAID ha accusato apertamente il senatore Paul di portare avanti una “ossessione maniacale” nei suoi confronti, finalizzata unicamente a distruggerne la reputazione per scopi politici attraverso “menzogne diffamatorie.”

Il fulcro della contesa ha riguardato oltre 1.100 pagine di diari personali che Fauci ha scritto su computer governativi tra il 2019 e il 2022, recentemente desecretati dal Dipartimento della Salute.

L’ex volto della task force anti-COVID statunitense ha espresso profondo disappunto per la loro diffusione pubblica.

Nei diari egli stimava privatamente la letalità del virus intorno allo 0,2-0,3%, mentre in pubblico parlò dell’1%.

Gli scritti mostrerebbero inoltre forti timori privati dell’immunologo statunitense sulla teoria della fuga dal laboratorio di Wuhan, ipotesi che lo scienziato ha sempre pubblicamente minimizzato.

Dagli attacchi dei senatori all’oltraggio: la stretta su Fauci

Il senatore Rand Paul ha incalzato Anthony Fauci riguardo alla presunta distruzione di documenti federali e all’uso del Quinto Emendamento nonostante la grazia presidenziale ricevuta.

Il repubblicano Bernie Moreno ha affrontato duramente l’esperto di salute pubblica durante l’udienza durata circa tre ore, criticando la gestione della pandemia e pretendendo delle scuse per le restrizioni imposte.

Moreno ha citato l’arresto di una madre e dei suoi figli nel 2020 in Ohio per non aver indossato la mascherina all’aperto mentre guardavano una partita di football, rivolgendosi a Fauci con la frase: “Eccomi qui seduto davanti a lei, sei anni dopo, a chiederle: chi c***o pensava di essere per fare una cosa del genere?”.

Il senatore repubblicano della Florida Rick Scott ha rivolto accuse pesantissime all’ ex superconsulente medico della Casa Bianca, addossandogli la piena responsabilità di aver distrutto la credibilità delle istituzioni sanitarie americane.

Ha quindi riportato l’esperienza diretta delle persone intorno a lui, spiegando che le donne in stato di gravidanza erano terrorizzate perché ogni volta che andavano dal medico ricevevano risposte e indicazioni completamente diverse e contrastanti sul vaccino anti-COVID, provando panico invece che sicurezza.

Di fronte al muro di silenzio opposto dallo scienziato, i Repubblicani stanno ora valutando l’avvio di una procedura formale per oltraggio al Congresso, mentre 155 studiosi americani hanno firmato una lettera pubblica a difesa del funzionario sanitario.

Con la promessa di una votazione imminente sulla risoluzione per oltraggio, la resa dei conti tra i Repubblicani e l’ex volto della task force anti-COVID è tutt’altro che conclusa.

Blindato dai suoi legali per evitare la trappola del waiver e il reato di spergiuro, lo scienziato ottantacinquenne ha preferito incassare il danno d’immagine derivante dal suo silenzio pur di azzerare qualsiasi vulnerabilità sul piano giudiziario.

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