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Esteri

Altalena Usa – Iran: accordo o venti di guerra?

E' il solito Trump: previsioni, promesse, minacce

di Daniel Walker -


L’altalena diplomatica tra Washington e Teheran: il destino delle relazioni tra Usa e Iran è attualmente sospeso su un filo sottile, in quella che lo stesso presidente Donald Trump ha definito una possibilità di “cinquanta e cinquanta” tra un attacco militare e un accordo storico.

Accordo o venti di guerra?

Dopo settimane di escalation, il mondo osserva con il fiato sospeso un’altalena diplomatica dove le minacce di “vittoria decisiva” si alternano a segnali di un possibile sblocco nei negoziati.

Diplomazia all’ultimo minuto: il ruolo dei mediatori

Nelle ultime ore, la pressione per una soluzione diplomatica tra Usa e Iran si è intensificata, nonostante questa ripetuta altalena di posizioni. Il capo dell’esercito pakistano, Asim Munir, si è recato a Teheran come mediatore ufficiale per incontrare i vertici iraniani. Evidente il tentativo di evitare una ripresa delle ostilità.

Sky News Arabia riferisce di un raggiungimento di un accordo di massima sulle linee generali della questione nucleare, le fonti ufficiali iraniane gettano acqua sul fuoco

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha infatti dichiarato che non ci sarà alcun accordo se gli Stati Uniti continueranno a insistere su richieste “irragionevoli” riguardo alle scorte di uranio arricchito.

I nodi del contendere

Nonostante un clima di cauto ottimismo che ha portato a un lieve calo dei prezzi del petrolio, i punti di stallo rimangono profondi.

L’arricchimento dell’uranio

Washington esige il controllo o lo smantellamento delle scorte di uranio arricchito al 60% (circa 440 kg), condizione che Teheran continua a respingere fermamente.

Lo Stretto di Hormuz

L’Iran punta a ottenere la fine del blocco navale e il riconoscimento della propria autorità sulle rotte commerciali, proponendo persino il pagamento di pedaggi per il transito, idea giudicata “irricevibile” da esponenti dell’amministrazione Usa come Marco Rubio.

Le garanzie

Teheran richiede garanzie scritte che qualsiasi accordo raggiunto non venga nuovamente stracciato da future amministrazioni americane.

L’ombra della guerra e l’isolamento di Netanyahu

L’opzione militare non è affatto esclusa. Trump ha rivelato di aver sospeso un attacco già pianificato solo dopo gli appelli di leader regionali (come l’Emiro del Qatar e il Principe saudita), ma ha ribadito che i piani per un’operazione “decisiva” sono pronti sul tavolo del Pentagono.

In questo scenario, emerge un dato politico rilevante: Benjamin Netanyahu sembra essere stato “escluso dalla cabina di regia” dei colloqui.

Sebbene Trump lo consideri un alleato di guerra, fonti vicine alla Casa Bianca indicano che il presidente non lo ritiene un partner adatto per la fase negoziale, preferendo gestire i colloqui attraverso canali regionali e mediatori pakistani

La decisione “imminente”

Trump ha riferito di avere in programma un incontro con i suoi consiglieri senior (tra cui il vicepresidente JD Vance e il Segretario alla Difesa Pete Hegseth) per discutere l’ultima bozza di accordo, con l’intenzione di prendere una decisione definitiva.

L’opzione della “vittoria decisiva”

Fonti vicine a Trump hanno rivelato ad Axios che il presidente sta accarezzando l’idea di un’operazione militare finale e “decisiva”, che gli permetterebbe di dichiarare vittoria e porre fine definitivamente al conflitto.

Nonostante martedì avesse espresso a Netanyahu la volontà di dare una chance alla diplomazia, Axios “legge” un Trump visibilmente frustrato dall’andamento dei colloqui e più propenso a riprendere gli attacchi.

Un equilibrio precario

La palla torna a Trump. La decisione finale, attesa a breve, stabilirà se questa altalena si fermerà su una pace pragmatica dettata da necessità economiche o su un nuovo, devastante capitolo di guerra in Medio Oriente.


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