Arbitri – Inter, la Procura si spacca: Ascione non vuol firmare l’archiviazione
L'addio del pm in partenza per l'Eppo rischia di consumarsi senza la firma del magistrato che ha coordinato le indagini che coinvolgono la classe arbitrale e la società nerazzurra
Gianluca Rocchi
Caso indagini Arbitri-Inter: il pm Ascione lascia la Procura, l’inchiesta verso l’archiviazione e lo spacchettamento a Monza.
Inchiesta arbitri, clamoroso sviluppo a Milano
Il pubblico ministero Maurizio Ascione si trasferisce all’Eppo e potrebbe rifiutarsi di firmare gli atti del fascicolo sulle presunte pressioni per le designazioni arbitrali a favore dell’Inter.
Tutti i dettagli sulle cinque partite contestate nel caso Arbitri – Inter, tra cui l’episodio Bastoni-Duda, e il passaggio alla giustizia sportiva e all’Antimafia, illustrano la situazione.
Una vera e propria scossa, dal Palazzo di Giustizia di Milano. Il pubblico ministero Maurizio Ascione, titolare della scottante inchiesta sul presunto condizionamento dei direttori di gara della Serie A, si appresta a lasciare. Via dalla Procura milanese, assumerà il nuovo incarico presso la Procura Europea. Un addio che rischia di consumarsi senza la firma del magistrato sul fascicolo che ha coordinato fin dall’ottobre del 2024.
Il giallo della firma e lo scontro sulla chiusura delle indagini
Dietro la probabile mancata firma di Ascione sul documento di chiusura non ci sarebbero motivi di tempo ma una netta divergenza di vedute con il procuratore aggiunto.
Paolo Ielo lo ha affiancato dallo scorso giugno. Se Ascione non firmerà l’atto entro le prossime ore, sarà lo stesso Ielo a definire il fascicolo la prossima settimana, formulando una richiesta di archiviazione.
Gli inquirenti, infatti, ritengono di non aver raccolto elementi sufficienti a dimostrare che le presunte pressioni abbiano effettivamente alterato la regolarità dei campionati.
Il “Sistema” sotto esame: Gianluca Rocchi e l’ombra dell’Inter
L’ipotesi investigativa iniziale ruotava attorno a un presunto meccanismo di condizionamento delle designazioni. Nel registro degli indagati figurano cinque persone, tra cui spicca il nome dell’ex designatore arbitrale.
Gianluca Rocchi, formalmente accusato di frode sportiva in concorso con alcuni esponenti dell’Inter, nel caso delle indagini sugli arbitri.
Sebbene gli investigatori non abbiano trovato intercettazioni dirette tra i dirigenti nerazzurri e Rocchi, l’accusa ipotizzava un preventivo consenso del club per alcune delicate direzioni di gara.
Le partite “scottanti”
Tra le partite finite sotto la lente d’ingrandimento della Procura, Bologna-Inter dell’aprile 2025. Qui, secondo l’accusa, Rocchi avrebbe combinato la designazione dell’arbitro Andrea Colombo, figura ritenuta gradita al club milanese.
Un’operazione analoga sarebbe stata tentata per Milan-Inter di Coppa Italia, con la scelta dell’arbitro Daniele Doveri per la semifinale. Designazione studiata a tavolino per bloccare un sua eventuale arbitraggioe nella finalissima o nei match successivi di campionato, in quanto ritenuto non gradito ai nerazzurri.
Anche Torino-Inter dello scorso aprile sarebbe stata individuata come una gara designata previo benestare della società.
Sul fronte della gestione tecnologica, gli inquirenti hanno analizzato Inter-Verona della stagione 2023/24 per via delle presunte anomalie nella gestione della sala Var in occasione del celebre episodio della gomitata di Bastoni a Duda.
Infine, per Udinese-Parma del primo marzo 2025, Rocchi avrebbe violato il protocollo Var interferendo con l’autonomia di Lissone e inducendo il direttore di gara Fabio Maresca alla revisione sul campo per assegnare un calcio di rigore ai friulani.
Il futuro del fascicolo: lo spacchettamento a Monza, Figc e Antimafia
Nonostante la Procura di Milano si avvii a richiedere l’archiviazione per il filone principale, la vicenda è tutt’altro che chiusa e si appresta a dividersi su più fronti.
La parte dell’indagine relativa alle presunte interferenze e alle bussate alla sala Var centrale della Serie A a Lissone verrà trasferita per competenza territoriale alla Procura di Monza.
Parallelamente, la Procura Federale della Figc, rimasta finora alla finestra a causa del segreto istruttorio, riceverà a breve tutti gli atti non più coperti da segreto. Ciò, per valutare eventuali violazioni del codice di giustizia sportiva.
I faldoni dell’indagine milanese verranno trasmessi anche a Roma, alla Commissione Parlamentare Antimafia. Intende verificare con la massima attenzione l’eventuale sussistenza di legami o infiltrazioni da parte della criminalità organizzata nel mondo del tesseramento e della gestione arbitrale.
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