Bambino di 9 anni operato al cervello da sveglio
L'intervento a Padova. Il tipo di tecnica utilizzata. Il perché dell'operazione su un paziente sveglio
L'equipe chirurgica di Padova che ha eseguito l' intervento di neurochirurgia pediatrica con paziente sveglio
Un bambino di 9 anni è stato operato al cervello da sveglio. La tecnica utilizzata, detta “asleep-awake-asleep”, consente ai medici di monitorare in tempo reale funzioni essenziali come linguaggio e movimento.
L’intervento è avvenuto all’Ospedale Università di Padova sotto la guida del professor Luca Denaro. Il piccolo è stato dimesso in buone condizioni dopo la rimozione di una lesione profonda parieto-temporale. La procedura coinvolge una équipe multidisciplinare e rappresenta un passo avanti nella neurochirurgia pediatrica.
Il caso in Veneto
A Padova è stato eseguito l’intervento di neurochirurgia pediatrica con paziente sveglio per rimuovere una lesione cerebrale profonda. Il team medico era coordinato dal professor Luca Denaro, direttore della Neurochirurgia Pediatrica e Funzionale e comprendeva anestesisti, neurologi, neuropsicologi e logopedisti. Il bambino è tornato a casa in buone condizioni. Il centro ha già esperienza in centinaia di procedure chirurgiche pediatriche.
La tecnica “Asleep-Awake-Asleep”
La metodica usata si chiama “asleep-awake-asleep” e prevede tre fasi: iniziale sedazione, risveglio per test funzionali e successivo ritorno in anestesia profonda. Durante la fase in cui il paziente è sveglio, medici e neuropsicologi somministrano test di linguaggio e altre prove per monitorare in tempo reale le aree cerebrali critiche. Questo approccio aiuta a preservare funzioni come linguaggio, movimento e integrazione sensoriale.
Perché intervenire con il paziente sveglio
La lesione parieto-temporale sinistra del bambino gli impediva di integrare informazioni sensoriali e linguistiche, e la sua posizione rendeva rischiosa un’asportazione senza monitoraggio diretto delle funzioni neurologiche. L’awake surgery è considerata l’unico modo per testare la funzionalità del cervello in tempo reale durante l’asportazione di tessuto malato, minimizzando il rischio di danni permanenti.
L’équipe multidisciplinare
La complessità dell’intervento ha richiesto un’equipe formata da neurochirurghi, anestesisti specializzati in tecniche di risveglio controllato, neuropsicologi e logopedisti. In particolare, la dottoressa Mariani Munari ha gestito le fasi di sedazione iniziale, risveglio e nuovo addormentamento del bambino, consentendo di eseguire i test neurologici durante l’intervento.
Che cosa cambia nella pratica clinica
Questa procedura è già utilizzata in tutto il mondo in poco più di 130 casi pediatrici pubblicati, ma rappresenta una frontiera rara e complessa. Applicarla in età pediatrica significa spingersi oltre i limiti della chirurgia tradizionale e aumentare le possibilità di preservare funzioni critiche. L’intervento dimostra che anche nei bambini si possono combinare tecnologia avanzata e interazione attiva del paziente per massimizzare sicurezza e risultati.
Il significato scientifico e il futuro
L’intervento evidenzia l’evoluzione della neurochirurgia pediatrica moderna e apre prospettive per trattare in modo sempre più preciso tumori o lesioni cerebrali nei bambini. Il monitoraggio intraoperatorio delle funzioni neurologiche può migliorare gli esiti funzionali a lungo termine e ridurre il rischio di deficit postoperatori. Questo caso, pur raro, segna un passo avanti nella medicina e nella capacità di combinare tecnologia e collaborazione attiva del paziente.
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