Ma quanto costano le banane a Palermo?
Un elogio dell’inconsapevolezza: l’unica bussola che funziona quando il mondo va troppo veloce.
Ma quanto costano le banane a Palermo? È la domanda perfetta per attraversare il mondo senza farsi travolgere. Nel film è un dettaglio comico, certo, ma è anche un manifesto: mentre tutti complottano, sparano, mentono e si scambiano identità come nulla fosse, Benigni resta lì, beato, a interrogarsi sul prezzo della frutta. Non vede il pericolo perché non ha spazio per vederlo. E noi, oggi, siamo esattamente così: non perché siamo ingenui, ma perché siamo saturi. Ci arriva addosso talmente tanta informazione che la realtà, a un certo punto, smette di esistere e diventa solo un rumore di fondo. Un brusio, quasi un fastidio.
La casa nel bosco dell’iper‑informazione
Ogni giorno ci investono notizie globali, scandali e cronache locali, analisi che si contraddicono nel giro di un pomeriggio, notifiche che pretendono attenzione immediata, breaking news che non “breakano” niente, previsioni che durano meno di un soffio di vento. Tutti ci dicono cosa dovremmo sapere, cosa dovremmo pensare, cosa dovremmo temere. E noi, per non impazzire, facciamo l’unica cosa sensata: ci aggrappiamo al dettaglio più semplice, più innocuo, più gestibile. Il prezzo delle banane. Il meteo del weekend. La fila alla posta. È la nostra casa nel bosco che ci difende dalla troppa informazione. Il paradosso è che più dati abbiamo e meno capiamo. Più leggiamo, meno vediamo. La complessità ci arriva a schegge, a frammenti, a spizzichi e bocconi che non hanno mai un sapore predominante. E allora ci rifugiamo nelle domande semplici, quelle che non cambiano ogni cinque minuti, quelle che non richiedono un dottorato in geopolitica o un corso accelerato di sopravvivenza emotiva. Non è un difetto, è spirito di conservazione.
Guardare meno, vedere meglio
Forse la vera lucidità non sta nell’accumulare, ma nel sottrarre. Togliere rumore, togliere ansia, togliere l’illusione di dover essere aggiornati su tutto. Guardare meno, vedere meglio. Perché se si guarda tutto, non si vede niente. E allora sì, continuiamo pure a chiederci quanto costano le banane a Palermo. È un gesto umano, quasi un istinto di sopravvivenza in mezzo al frastuono.
Ma mentre restiamo lì, aggrappati al dettaglio che ci tiene a galla, la storia continua a muoversi, silenziosa e testarda, come fa da sempre. E quando alzeremo lo sguardo, non si tratterà di sentirsi in colpa: si tratterà di capire in che scena siamo finiti. Saremo ancora nel film… o il film sarà già andato avanti senza di noi.
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