Bonifiche dei “siti orfani”: a che punto siamo?
Entro il 30 giugno il termine per garantire il rendiconto finale all'Europa ed evitare la perdita dei fondi
Nella Giornata Mondiale dell’Ambiente, utile ricordare che il governo sta affrontando una sfida strutturale e “sottotraccia”: la bonifica dei “siti orfani”.
La Giornata Mondiale: cosa si fa in Italia per l’ambiente?
Sono aree contaminate, ex discariche o complessi industriali dismessi dal responsabile ignoto o insolvente. L’onere del risanamento, alla Pa. Questa “rivoluzione silenziosa” è oggi supportata dal Pnrr con uno stanziamento di 500 milioni di euro.
Il cuore della sfida, un cambio di paradigma. Il successo non si valuta più sul numero dei siti, ma sui metri quadri riqualificati. Nel target il recupero di almeno il 70% della superficie totale entro il 31 marzo scorso.
Il countdown per la bonifica dei “siti orfani”
Entro il 30 giugno il termine per garantire il rendiconto finale all’Europa ed evitare la perdita dei fondi. La mappa del risanamento è pragmatica. Se la Campania detiene il record per numero di siti (53), il traguardo nazionale dipende dai “giganti”: solo 10 macro-siti per oltre il 55% della superficie target.
Luoghi come Adria e Villadose (5 milioni di mq), Gela (2,1 milioni) e Graffignano (1,4 milioni) sono come i pilastri su cui poggia l’intero piano.
Bonificare significa applicare il “second use” del suolo. Restituire aree degradate al mercato immobiliare o al verde pubblico, preservando il capitale naturale e frenando il consumo di territorio vergine.
Tra eccellenze gestionali e casi complessi
Significativo l’impasse di Agrimonda, salvato da 9 milioni di fondi regionali dopo la revoca Pnrr, l’Italia trasforma vecchie ferite in risorse per il futuro.
Torna alle notizie in home