Botta e risposta tra Renzi e Meloni sullo stop al bollo auto
L'ex premier contro l'attuale inquilina di Palazzo Chigi per l'abolizione del bollo auto. La replica: "Hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare"
È stupefacente come alle volte la politica e gli osservatori delle sue dinamiche finiscano per complicarsi la vita da soli. E il taglio del bollo auto ha offerto a tanti la masochistica occasione di farlo. Tutto per la spasmodica smania di essere a prescindere contro ogni iniziativa del governo, al di là del merito. Nel commentare la novità che agevola ben il 70% dei proprietari di auto e moto, in molti hanno quindi toppato, avventurandosi in improvvidi paragoni. Che alla prova dei fatti non possono che ritorcerglisi contro. Innanzitutto, andrebbe infatti tenuto conto che una misura popolare non è necessariamente populista. In secondo luogo, chi ha i piedi ancorati per terra sa bene quanto una tassa sul semplice possesso di un bene risulti giustamente indigesta ai cittadini.
Tra le mance elettorali e misure attese
Suona come una banalità, ma evidentemente non lo è per tutti. Che lo stop al bollo auto riscuota successo è, quindi, in realtà evidente. Lo stesso è avvenuto con l’eliminazione delle tasse sulla prima casa e per quella sulle successioni. Attenzione però, il fatto che queste misure incontrino una largo favore non può essere interpretato alla stregua di una mancia elettorale. C’è una differenza sostanziale tra il distribuire soldi – tanti come nel caso del reddito di cittadinanza, pochi per quanto riguarda gli 80 euro di Renzi – ed eliminare quella che è vissuta come una ingiustificata gabella. Così come le promesse si dividono in due categorie: quelle mantenute e quelle disattese. Ed è proprio quest’ultimo punto che rende inopportuna la corsa di molti a mettere sullo stesso piano la misura del governo con le sparate del noto personaggio cinematografico Cetto La Qualunque.
Lo scontro social
Al pari, è altrettanto azzardato – non di certo una novità – il paragone che Renzi ha fatto tra sé stesso e Giorgia Meloni. La differenza è banale: da un lato gli annunci in chiave elettorale, dall’altro i fatti. Che potranno anch’essi essere finalizzati al consenso, ma almeno sono tangibili, a differenze delle chiacchiere. Non a caso, in un botta e risposta sui social, all’annotazione di Renzi che ricordava di essere stato definito da Giorgia Meloni un “venditore di pentole” quando aveva proposto l’abolizione del bollo auto, là premier gli fa laconicamente notare una piccola ma determinante differenza. Quella tra il dire e il fare. “Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare”, è la replica che consegna alla premier gioco, set e partita.
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