Meloni non scappa, la partita è governare fino alla fine
“Non voglio andare a votare, voglio arrivare alla fine della legislatura”: il messaggio di Giorgia Meloni, per spazzare via i rumors sul voto anticipato, è forte e chiaro. E per renderlo ancora più netto mette sul tavolo la fiducia sulla legge elettorale. Una scelta che trasforma l’ultimo passaggio alla Camera in un test politico sulla maggioranza: dopo il precedente di luglio, quando il voto segreto sulle preferenze aveva fatto vacillare il governo, la premier vuole chiarezza.
Finché avrà una maggioranza solida, dice Meloni, continuerà a governare. Perché la stabilità non è un fine, è il mezzo che consente a un governo di portare a termine il proprio lavoro. Preferibilmente in un’ottica di collaborazione che coinvolga anche le opposizioni. A tal proposito Elly Schlein scrive a Giorgia Meloni una lettera aperta, pubblicata su Repubblica. Aperta a Meloni, certamente. Un po’ meno ai lettori, visto che per leggerla bisogna passare dal paywall: in altre parole, occorre abbonarsi al quotidiano.
In ogni caso, la segretaria dem propone un piano da 14 miliardi su energia e clima e invita il governo a “unire le forze”. Cinque proposte concrete per famiglie, imprese, trasporti e reti elettriche. E qui il cortocircuito politico è inevitabile: collaborazione sulle bollette, barricate sulle schede elettorali. Ma quando si parla delle regole con cui gli italiani sceglieranno il prossimo Parlamento si decide anche se chi vincerà avrà una maggioranza in grado di governare. E dentro questa partita ci sono anche la variabile Vannacci e la tenuta del perimetro del centrodestra.
Una coalizione che governa stabilmente da quattro anni deve dimostrare di saper restare compatta mentre alla sua destra cresce una forza che contesta alcune delle sue scelte. Ecco perché il voto sulla legge elettorale sarà molto di più: sarà un test di maggioranza e un test di maturità politica.
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