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Economia

Manovra anticipata

In attesa di capire che agibilità avrà dall’Ue per la legge di bilancio, il governo si porta avanti sul bollo auto

di Giovanni Vasso -


Intanto si sospende, poi ci penserà la Manovra, ormai abbondantemente anticipata, ad abolire il bollo auto. Non è certo iniziato ieri, anzi. Ma il dibattito sul nuovo Def inizia a monopolizzare lo scontro politico e le analisi economiche. Innanzitutto quella che riguarda, appunto, l’eliminazione della “tassa più odiata dagli italiani”. L’operazione, da sola e soltanto per il 2027, costa poco più di due miliardi di euro. Per la precisione 2,3 miliardi derivanti dai risparmi relativi al Pnrr. Le Regioni sono già sul piede di guerra. Il governo, però, ha rassicurato gli enti regionali: non perderanno un solo euro di introiti.

Manovra anticipata: tutti i numeri del bollo auto

Mediamente, stando ai dati di Facile.it, il risparmio medio per gli italiani dovrebbe attestarsi attorno ai 163,5 euro. Occorrerà, però, valutare quale sarà effettivamente la platea che beneficerà dell’abolizione del bollo, come ha ricordato il Codacons. Allo stato attuale, la misura riguarda, oltre alle moto, auto a motore termico, diesel, benzina o ibride con una potenza inferiore agli 80 kwh, cioè 108 cavalli. Secondo l’organizzazione, l’esborso medio per il balzello, in termini generali, ammonta a 140 euro a fronte di incassi totali per circa 7,2 miliardi. Dai conti dei consumatori si evince che ipotizzando una “platea di 14,5 milioni di veicoli interessati dal 2027 allo stop al bollo auto, il risparmio per la collettività ammonterebbe a circa 2,04 miliardi”.

I dati istituzionali di Mit e Regioni

Intanto, dal Mit e dalle Regioni, iniziano a rimbalzare, come palline nel flipper dei conti, i numeri sulle auto (e moto) che potrebbero rientrare (o no) nel provvedimento del governo. In Piemonte secondo il governatore Alberto Cirio non pagheranno 1,6 milioni di cittadini. Altrettanti in Toscana, stando ai numeri del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In Umbria ne beneficerebbero 880mila persone, nel Lazio ci sono 3,4 milioni di veicoli sotto la soglia imposta dal provvedimento per non pagare il bollo auto. Tanto quanti ce ne sono in Sicilia.

Non solo bollo auto

Il dibattito sul bollo auto, naturalmente, ha infiammato la politica con accuse incrociate. Ma il confronto, vero, è finalizzato a dare forma alla manovra (anticipata) che si sta concretizzando. Sono tante le idee sui tavoli della politica, delle segreterie dei partiti e che finiranno su quello del Mef. Matteo Salvini, a Telelombardia, ha detto che “in questa legge di Bilancio il superamento della Fornero con la possibilità di andare in pensione con 3 anni di anticipo e quindi a 64 anni”. C’è già tutto: “abbiamo studiato tempi, modi e coperture, costa molto meno del contributo che chiederemo alle banche”.

Gli extraprofitti “roba da Urss”

Ecco, su questo c’è Tajani che torna, da Napoli dove ha preso parte all’evento organizzato dall’Unione degli Industriali, sugli extraprofitti: “Una parola che mi fa pensare all’Unione sovietica: non esiste né in economia, né in diritto”. Ma poi aggiunge: “Questo non vuol dire che le imprese, che siano bancarie o energetiche, non debbano contribuire, ma la questione è il modo”. Ecco, appunto. È un fatto di sostanza, non di stile. Perché, poi, il rischio immediato è quello di far piovere ricorsi che sarebbe difficile vincere.

Dalla flat tax al ceto medio

Ma i temi sono tanti. C’è l’idea di una flat tax da applicare agli aumenti contrattuali per i lavoratori under 35 a cui, magari, unire una tassa piatta al 5% per le nuove assunzioni di giovani. Poi c’è tutto il filone delle tredicesime: la detassazione della mensilità extra potrebbe diventare una realtà con un taglio tra il 10 e il 15 per cento ma limitato ai redditi entro 15mila euro. Per il ceto medio potrebbe finalmente arrivare l’estensione dell’aliquota Irpef al 33% ai redditi fino a 60 mila euro, dall’attuale soglia di 50 mila euro. Da sola costa 3 miliardi. Poi la revisione dei bonus: per dribblare i furbetti e gli accaparratori che “spesso non sono neanche italiani” (copyright Salvini). Last, but not least tutto il filone imprese. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha già annunciato la presentazione di un “decalogo” in vista della manovra e ha anticipato che un punto o due toccheranno il Sud. Cioè riguarderanno il futuro della Zes e del suo ampliamento. Rimane anche il nodo dell’iper-ammortamento. Sulla casa, infine, le ipotesi di confermare l’ecobonus. Misura, questa, che sarebbe finanziata coi fondi della flessibilità Ue sull’energia. Ma prima di mettere ulteriore carne a cuocere, però, si deve aspettare l’Istat. il 22 settembre, infatti, i conti degli analisti di via Cesare Balbi sanciranno se il rapporto deficit-Pil italiano è finalmente sceso sotto il 3%. Fatto da cui, va da sé, deriverebbe l’uscita dal Patto di Stabilità (senza crescita) tanto caro a Bruxelles. E, in seconda (e fondamentale) battuta la quantità di denaro che l’esecutivo potrà decidere di investire nella manovra (anticipata) che verrà.


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