L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Cari ex premier Conte e Renzi: difendere la Nazione non è un’opzione

di Laura Tecce -


Esistono momenti, nella vita delle democrazie mature, in cui le categorie tradizionali – destra, sinistra, centro – smettono di essere il perimetro del confronto politico e diventano, semmai, uno sfondo. Sono i momenti in cui ciò che conta davvero è la tenuta delle istituzioni e il senso dello Stato. E proprio per questo sorprende e preoccupa la reazione di due ex presidenti del Consiglio come Giuseppe Conte e Matteo Renzi di fronte a un episodio che avrebbe richiesto ben altro profilo istituzionale. Le parole pronunciate da Trump contro il Santo Padre hanno oltrepassato ogni limite, offendendo non solo una guida spirituale, ma un miliardo di cattolici nel mondo.

Un attacco che travalica il buon gusto e il pudore istituzionale e che chiama in causa la responsabilità della politica nel difendere il prestigio nazionale e il rispetto verso le istituzioni religiose. In questo quadro, la postura della premier Meloni si è collocata nel solco della tradizione diplomatica italiana dimostrando sì lealtà verso un alleato storico come gli Stati Uniti, ma anche fermezza nel ribadire il rispetto dovuto al Papa. E il rispetto dei ruoli.

Posizione che le è costata un attacco scomposto e inaccettabile dal presidente americano. È significativo che la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, abbia scelto una linea di responsabilità, esprimendo una condanna netta e offrendo un sostegno istituzionale che ha dato il senso della gravità del momento. Proprio per questo, le parole di Conte appaiono ancora più stonate.

Da ex presidente del Consiglio e da leader che ambisce apertamente a tornare a Palazzo Chigi ci si sarebbe aspettati una difesa chiara delle istituzioni italiane, non uno scomposto attacco che dimostra plasticamente la differenza abissale fra un partito strutturato e credibile come il Pd e un movimento che ancora una volta ha dimostrato di non aver fatto il salto dal dilettantismo e dall’improvvisazione alla maturità.

Analoga considerazione vale per Renzi, la cui critica continua e aspra sembra ormai più orientata alla contrapposizione permanente per nutrire un ego in affanno da consensi che alla costruzione di una posizione di responsabilità nazionale. In passaggi come questi si misura la statura di un leader, e l’impressione è che sia mancata quella consapevolezza del ruolo che deriva dall’aver guidato il Paese. E che, soprattutto quando sono in gioco il rispetto e la difesa delle istituzioni e dell’autorevolezza dello Stato, la forma è sostanza.


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