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Politica

Caso Rogoredo, condannare l’accaduto senza strumentalizzare

di Giuseppe Ariola -


Gli sviluppi del caso Rogoredo hanno sollevato un vero e proprio polverone politico. Inevitabilmente, vista quella che sembra essere la tragica realtà dei fatti. Un’esecuzione in piena regola di uno spacciatore per mano di un poliziotto dalla carriera tutt’altro che cristallina, stando a quanto emerso. Una verità che ha costretto quanti a vario titolo si erano inizialmente schierati a favore dell’agente a più di un passo indietro. Emblematica è la decisione – inappuntabile – del Sindacato Autonomo di Polizia. Il Sap ha deciso di restituire il denaro ricevuto come donazione a sostegno della tutela legale di Carmelo Cinturrino. Ovviamente, quando lo si credeva una vittima del sistema. L’ennesimo poliziotto finito sotto indagine solo per essersi difeso mentre era in servizio a tutela della sicurezza dei cittadini.

Le polemiche sullo scudo

Ma tutti quelli che avevano urlato allo scandalo per l’indagine a carico di Cinturrino, dentro e fuori il perimetro dei partiti e della stampa, si sono dovuti tristemente ricredere. L’iniziativa della magistratura si è dimostrata giusta, opportuna, doverosa. Ne va preso atto. Tanto più dopo che nel corso dell’interrogatorio l’indagato ha di fatto confermato tutte le imputazioni. Con la stessa onestà, bisogna però ammettere che questo caso, questa vera e propria degenerazione, nulla ha a che vedere con le misure sulla sicurezza e su quelle a tutela delle forze dell’ordine immaginate dal governo. In particolare rispetto a quello che viene impropriamente chiamato ‘scudo penale’. Innanzitutto perché non esiste alcuno scudo. Il principio secondo il quale chi sbaglia deve pagare non viene minimamente intaccato. Quello che si vuol fare è correggere un eccesso, probabilmente una vera e propria stortura.

Il caso Rogoredo e le nuove norme in materia di sicurezza

L’automatismo per il quale chi, appartenente o meno alle forze dell’ordine, nel difendersi in una situazione di pericolo, ferisce o uccide il proprio aggressore viene indagato d’ufficio. Si può essere d’accordo o meno, ma di certo non si prevede alcuna forma di impunità per nessuno. E strumentalizzare il caso di Rogoredo per attaccare il governo su questa modifica, contenuta in un decreto controfirmato dal Presidente della Repubblica, è non solo inopportuno, ma profondamente sbagliato. Sia perché le questioni non hanno nulla a che vedere tra loro, essendo Cinturrino stato indagato fin da subito per omicidio e non per eccesso di legittima difesa. Sia perché non si può utilizzare un caso del tutto eccezionale, sul quale oggettivamente molti dalle parti della maggioranza hanno inizialmente preso una cantonata, per criticare una norma che mira a tutelare chi è in pericolo e non certo chi minaccia, ferisce o uccide.


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