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Cellule dormienti, a Teheran il “pulsante”

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rotto il silenzio diplomatico

di Angelo Vitale -

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Cellule dormienti, “Persone comuni, attivabili in ogni momento”, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rotto il silenzio diplomatico: l’Iran dispone di centinaia di cellule dormienti pronte all’auto-sacrificio.

Cellule dormienti, l’alert di Crosetto

Se per il cinismo dei corridoi politici si tratta di un’esagerazione atlantista, i fascicoli delle Procure e i rapporti dell’intelligence disegnano uno scenario opposto. L’Italia non è un bersaglio casuale, ma un hub logistico e finanziario vitale per la strategia asimmetrica di Teheran.

Nel 2020, la scoperta dell‘hub del captagon, una sorta di Bancomat Hezbollah. In un’inchiesta, un numero: 14 tonnellate, il il peso del maxi sequestro di captagon effettuato sei anni fa nel porto di Salerno. Ottantaquattro milioni di pasticche, valore stimato 1 miliardo di euro. Inizialmente attribuito all’Isis, le indagini successive di Dea e Dda alla ricerca di una verità diversa: la “droga del Jihad” arriva dai laboratori siriani controllati da Hezbollah, il principale proxy dell’Iran. L’Italia, così, snodo per riciclare i proventi necessari a mantenere operative le reti europee.

Il capitolo “Dual use”, con il caso Rimini

Pochi mesi fa un’inchiesta della Procura di Rimini ha acceso i riflettori su un sospetto export di componenti aeronautiche e sensori verso Paesi terzi via Turchia: l’immediato allarme per l’Iran. Un episodio parzialmente sgonfiatosi ma con indagini non archiviate. Non un caso isolato: i sequestri doganali e le interdittive del Mimit suggeriscono che l’Italia è un “supermercato” per i componenti dei droni Shahed.

Le cellule dormienti possono servire anche allo spionaggio, con occhi sulle nostre più grandi città. Tra il 2023 e il 2025, decine di attivisti iraniani hanno denunciato pedinamenti e minacce. Solo paranoie o propaganda contro il regime? La Relazione annuale della nostra Intelligence non esclude un aumento del rischio terroristico in Europa ad opera dell’Iran. E da anni si parla e si scrive di agenti sotto copertura diplomatica o finti studenti che mappano i dissidenti. Chi sa dove vive un nemico del regime, sa anche come colpire un obiettivo sensibile se arriva l’ordine.

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Un allarme infondato? Perché non hanno ancora attaccato?

La risposta, nella natura stessa delle cellule iraniane. A differenza dell’Isis, rispondono a una logica statale: sono uno strumento di deterrenza. Restano “nel congelatore” finché Teheran non decide che il costo politico di un attentato in Europa è inferiore al vantaggio strategico. L’allerta di Crosetto appare quindi suggerire la massima attenzione.

Il sistema Hawala

Un’ultima spia di una possibile rete in attesa di ordini, nelle tracce di operazioni delle Fiamme Gialle negli ultimi tre anni. Le armi tacciono, i soldi corrono su binari sotterranei. Il possibile “sigillo” dell’operatività iraniana in Italia, attraverso l’Hawala: un sistema millenario di trasferimento valori basato su intermediari informali che permette di spostare milioni di euro senza lasciare traccia nei circuiti Swift. Con decine di hawaladar che movimentavano flussi finanziari tra l’Italia e il Medio Oriente, destinati a supportare asset logistici e il mantenimento di individui sotto copertura.


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