L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Cronaca

Ragazze invitate a restare a casa: nelle chat degli studenti del Nord corre l’allarme stupri e non solo

Da lunedì sera sui telefoni degli studenti delle superiori del Nord Italia rimbalza lo stesso avvertimento: le ragazze farebbero meglio a non presentarsi in classe, perché gruppi di coetanei starebbero pianificando violenze sessuali collettive. Non c’è alcuna conferma e non risultano aggressioni avvenute con queste modalità, ma la paura ha fatto il suo corso e ieri mattina, martedì 20 ottobre, alcuni banchi sono rimasti vuoti. È l’ultimo tassello di un puzzle di tensioni che da quasi una settimana scuote le scuole della città scaligera

di Priscilla Rucco -


Un passaparola che si diffonde al Nord

In alcune conversazioni, inoltrate di gruppo in gruppo sotto forma di screenshot, comparirebbero elenchi con nomi e cognomi di una decina di studentesse indicate come bersagli e si accenna ad una presunta violenza all’esterno di una discoteca. Il fenomeno sarebbe partito da Verona e si sarebbe allargato rapidamente nel Settentrione. Catene quasi identiche corrono da lunedì in Lombardia – dopo le proteste e i saccheggi iniziati nel fine settimana a Milano – e parlano di centinaia di giovani pronti ad assalire ragazze e atenei.

Messaggi segnalati anche a Como, Bergamo, Cremona, Pavia e Lecco, dove il sindaco Filippo Boscagli li ha definiti del tutto falsi e, secondo stime non ufficiali, oltre metà degli studenti è rimasta a casa. Il preside dell’istituto Jean Monnet di Mariano Comense ha annunciato un esposto alla Polizia postale. In Veneto testi simili girano anche nel Vicentino. Il presidente della Regione, Alberto Stefani, ha chiesto di non liquidarli come scherzi, definendoli un attacco alla libertà e alla sicurezza delle donne.

Dai cassonetti in fiamme ai vandalismi in centro

Tutto è cominciato venerdì 16 ottobre davanti all’Istituto professionale statale Giorgi, in via Toti. Prima del suono della campanella un gruppo di giovani ha lanciato petardi e dato fuoco a cinque cassonetti e a un monopattino. La protesta sarebbe nata dai provvedimenti disciplinari presi dalla dirigenza dopo alcune risse in classe e sarebbe stata preparata su un gruppo WhatsApp chiamato “Rivolta Giorgi”, arrivato, secondo gli stessi ragazzi, a 180 iscritti.

Sono intervenuti vigili del fuoco e Volanti, mentre la Digos ha avviato gli accertamenti: 21 giovani, venti dei quali minorenni, sono stati accompagnati in questura e denunciati, tra l’altro, per danneggiamento e blocco stradale. Diciannove frequentano il Giorgi, due l’alberghiero Berti di Chievo, dove erano esplosi altri petardi. Sabato nuovi vandalismi hanno colpito il centro, tra piazza San Nicolò, la Gran Guardia e piazza Pradaval.

La raffica di falsi allarmi bomba, in Italia e all’estero

Lunedì una mail scritta almeno in parte in arabo avrebbe annunciato la presenza di ordigni in decine di scuole. Nel Veronese, su disposizione del magistrato di turno, sono stati evacuati ben 27 plessi a Castel d’Azzano e Bosco Chiesanuova. In tutto gli edifici sgomberati sono stati una cinquantina: da Padova ad Arezzo, da Lucca a Chieti, fino a Rivalta, nel Reggiano. Nessun ordigno è rinvenuto a Padova dove è stato aperto un fascicolo per procurato allarme e interruzione di pubblico servizio. Stamattina la minaccia si è ripetuta all’istituto Mattei di Vasto, evacuato – e con la sospensione delle lezioni.

Queste intimidazioni non sono avvenute solamente nel nostro Paese. Lunedì fino a trecento scuole dell’Irlanda del Nord hanno ricevuto un messaggio partito dall’estero e chiuso con un’invocazione ad Allah, che la polizia ha trattato come una bufala, mentre il 14 ottobre oltre 150 istituti tra Dublino e Kildare avevano ricevuto avvisi simili.

Il precedente del Giulio Cesare

Gli elenchi di nomi femminili accostati alla parola stupro non sono purtroppo una novità. Il 27 novembre 2025, nel bagno maschile del liceo classico Giulio Cesare di Roma comparve una “lista stupri” con i nomi di circa dieci studentesse scritti in rosso. A denunciarla fu il collettivo Zero Alibi.

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara chiese indagini e sanzioni severe e la Procura di Roma, insieme a quella per i minorenni, procedette per istigazione a delinquere. Il 18 dicembre, al termine di un’occupazione, nello stesso liceo ne spuntò una seconda con i nomi di due docenti. Seguirono casi al Carducci – sempre di Roma – , al Vallisneri di Lucca e, ad aprile, nuovamente nella Capitale al Farnesina. Episodi diversi, legati da un unico turpe linguaggio che trasforma la violenza in minaccia: una ragione in più per non archiviare come goliardia ciò che, vero o falso, lascia il segno su chi ritrova il proprio nome in un elenco.

PER TUTTE LE NEWS DI CRONACA


Torna alle notizie in home