Le conferme dai media sauditi, l'apertura dell'Iran. Si sgonfia il petrolio, in volo la bolletta del gas
Stavolta è Scott Bessent a dare speranze al mondo: oggi o domani, ha detto ieri il Segretario al Tesoro Usa, si riapre lo Stretto di Hormuz. Ecco. E, adesso, le compagnie petrolifere, ha aggiunto, la smettano di lucrare, abbassino i prezzi ed evitino al presidente Trump lo smacco elettorale previsto alle Midterm di Novembre. Quei birboni di Reuters, però, ritengono che gli accomodamenti Usa nei confronti dell’Iran siano dovuti a cause ben più prosaiche. E, segnatamente, al fatto che le forze americane dislocate nel Medio Oriente avrebbero quasi finito i missili a lungo raggio di cui avrebbero (avuto) bisogno per attaccare Teheran.
Sarà per colpa dei missili che mancano, sarà perché i negoziati sono finalmente arrivati a conclusione, fatto sta che le indiscrezioni sull’annuncio per l’apertura di Hormuz sono arrivate anche sui media mediorientali. Al Arabyia, emittente saudita, avrà pure le sue ragioni per sostenere l’annuncio di Bessent ma l’aver citato “fonti di alto profilo” ha dato agli annunci (imminenti) un valore più solido. Un segnale distensivo è arrivato anche dai media iraniani. Press tv, infatti, ha riferito che i colloqui tra Iran e Oman “sono entrati in una nuova fase e decisiva”, costellata di “progressi significativi” forieri di un possibile “accordo bilaterale” che pare “a portata di mano”. Teheran, però, dice che gli americani ostacolano ogni intesa. Le parole del Segretario Usa avevano già affossato il prezzo del petrolio che, in mattinata, aveva ripreso slancio attestandosi a 85 dollari al barile.
Il tracollo del petrolio, il volo della bolletta
Dopo che Bessent ha svelato al mondo che la riapertura dello Stretto di Hormuz sarebbe stata questione di ore, il greggio è tracollato. Il brent è sceso sotto gli 82 dollari al barile mentre il Wti è precipitato attorno ai 76 verdoni. Uno scenario simile quello del gas al Ttf di Amsterdam. In mattinata, pronti via, le quotazioni stavano volando pericolosamente oltre la soglia dei 60 euro al mhw. Poi il crollo che ha portato i futures del gnl intorno ai 56 euro. Un prezzo che, però, resta sempre troppo alto. Fatto, questo, testimoniato pure dall’Arera. Che ieri ha snocciolato i numeri delle bollette. Il gas, per le fasce vulnerabili, a luglio scorso ha subito un’impennata: +9,7 per cento. In pratica, gli utenti fragili hanno pagato il gnl a poco meno di 57 euro al megawattora. Dati che hanno fatto infuriare, eccome, i consumatori. L’Unc, per dire, ha denunciato questi come i “terzi prezzi più alti di sempre” che sono stati pagati in bolletta dagli italiani.
Il dibattito sulle accise
Ma l’attenzione era tutta sul consiglio dei ministri di ieri. Un ricco, anzi ricchissimo, ordine del giorno. In mezzo, quasi seminascosto, il tema delle accise. Su cui s’è tenuta la pre-riunione tra la premier Meloni, i vice Tajani e Salvini, e il tetragono ministro all’Economia Giorgetti. Proprio Matteo Salvini, al solito, ha aperto le danze. Sì ai tagli delle accise, a prescindere da cosa dice Bessent e da cosa accadrà a Hormuz, per almeno un anno. E nessuno s’azzardi a rincarare le sigarette e l’alcol, i nostri ragazzi, ha detto, siano liberi di sorbirsi un cocktail quest’estate. Che, per inciso, già costano un occhio della testa senza ulteriori sovratasse. I soldi, ha tuonato il vicepremier, vanno presi da chi ce li ha. E, una volta tanto, non si tratta dei poveri ma delle banche. Parole che, naturalmente, hanno scatenato la ridda politica (e polemica) con il solito tiro incrociato tra i partiti.