China Express: la frode miliardaria per soffocare il Made in Italy
L'operazione ha rivelato lo spaccato di uno "scoperto" strutturale sull'import tessile in Italia ed Europa. Un'aggressione industriale basata sulla svalutazione sistematica delle merci cinesi per azzerare dazi doganali e Iva
Un impero finanziario da un miliardo e mezzo crollato sotto il peso di una “ceretta” ad Albenga: l’operazione “China Express” ha svelato come una banale verifica fiscale in un piccolo centro estetico di provincia possa scoperchiare una frode internazionale gigantesca.
China Express, una frode miliardaria
Il titolare, un uomo di origine cinese senza dipendenti né magazzini, riuscito a emettere fatture fittizie per 20 milioni vendendo abbigliamento all’ingrosso a 204 società in tutto il mondo.
Da questo innesco quasi profano, smantellato un colossale sistema di frodi carosello distribuito in 14 regioni, con i nodi principali tra Lazio, Lombardia, Piemonte e Toscana. Il business criminale, in una rete di 200 società e 190 persone, in gran parte prestanome utilizzati come “cloni” burocratici.
Soggetti, spesso nullatenenti, che non parlavano italiano, vivevano talvolta confinati all’interno dei capannoni aziendali, ignari della gestione delle imprese a loro intestate.
Dietro questa facciata, i reali amministratori, che gestivano i conti correnti e conducevano esistenze nel lusso più sfrenato. Un caso emblematico per tutti, quello di un imprenditore che controllava catene di supermercati tramite prestanome e possedeva immobili e auto di lusso per oltre 3 milioni di euro.
Il sistema
Fatture per operazioni inesistenti e descrizioni generiche come “shoes” o “jeans”, prive di dettagli su quantità e prezzi. Così permettendo di detrarre l’Iva e coprire acquisti in nero. Tra il 2017 e il 2025, movimentati affari per 700 milioni, con un’evasione di 116 milioni.
Le Fiamme Gialle hanno sequestrato beni per oltre 7 milioni, gioielli e otto case li di lusso, inclusi un appartamento nel Bosco Verticale a Milano e una villa con sauna e centro benessere a Guidonia Montecelio.
Un import tessile senza controllo
L’operazione ha rivelato lo spaccato di uno “scoperto” strutturale sull’import tessile in Italia ed Europa. Un’aggressione industriale basata sulla svalutazione sistematica delle merci cinesi per azzerare dazi doganali e Iva.
Questo dumping permette di immettere sul mercato stock a prezzi imbattibili, provocando la chiusura silenziosa dei laboratori onesti del Made in Italy. Il network alimentava capillarmente i grandi hub di Prato, dell’Osmannoro a Firenze e di Padova. E riforniva non solo i mercati rionali e i negozi low-cost, ma anche i nuovi canali di social commerce su TikTok e Instagram.
La foto di una economia parallela dove i capitali illeciti evaporano all’estero attraverso canali di riciclaggio, lasciando lo Stato a rincorrere scatole vuote.
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