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Cloud: faro Antitrust Ue su Amazon e Microsoft

Aperta un'indagine di mercato su Aws e Azure ma Bruxelles vuol capire pure se il Dma funziona davvero

di Pietro Pertosa -


L’Antitrust Ue ha acceso un faro sui servizi di cloud computing forniti da Amazon e Microsoft. Si tratta di due indagini di mercato parallele che interesseranno, rispettivamente, Aws e Azure. L’obiettivo dei controlli avviati dalla Commissione sarà quello di verificare il loro peso sul mercato europeo. Se, insomma, Amazon Web Services e Microsoft Azure siano diventati due “gatekeeper” e, pertanto, se debbano essere considerati soggetti alla normativa più stringente prevista a proposito dal Digital Markets Act anche se nessuna delle due società presenterebbe le soglie economiche previste dallo stesso Dma.

Faro Antitrust Ue su Amazon e Microsoft

O meglio, sulle loro società che si occupano dei servizi in cloud. Una frontiera che da Bruxelles viene vagliata con attenzione dal momento che diventa strategica ai fini dell’Ai: “Il cloud computing è la spina dorsale di molti servizi digitali ed è cruciale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Per favorire l’innovazione, la fiducia e l’autonomia strategica dell’Europa, i servizi cloud devono essere forniti in un ambiente equo, aperto e competitivo, si legge in una nota licenziata proprio dalla Commissione. La stessa nota che rivela come Aws e Azure abbiano ormai “posizioni molto forti in relazione alle imprese e ai consumatori”. E che pertanto possano recitare un ruolo strategico e condizionante sul mercato europeo.

Se ne parla tra un anno

L’Antitrust Ue si è preso dodici mesi di tempo per studiare la situazione e verificare la posizione di Amazon e Microsoft. A cui poi, in caso di rilievi, saranno concessi altri sei mesi per, eventualmente, adempiere alle richieste e rimettersi in linea con le normative. Ma l’indagine aperta su Amazon Web Service e Microsoft Azure mette al centro dell’azione dell’Antitrust lo stesso Dma. L’obiettivo, difatti, sarà quello di comprendere se si tratta di uno strumento che può essere davvero utile a prevenire e contrastare storture sui mercati strategici digitali europei. Per fare il punto della situazione ci vorrà un anno e mezzo, tra diciotto mesi difatti è attesa una relazione finale.


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