Colf e badanti irregolari: il welfare illegale
Nel lavoro domestico ruotano oltre tre milioni di persone
L’Italia regge il suo welfare sul lavoro in nero di colf e badanti: è un welfare illegale. Il lavoro domestico tiene in piedi milioni di famiglie, ma poco meno della metà dei suoi addetti lavora senza contratto. Nessuna tutela, nessuna pensione, nessuna sicurezza. È il cuore pulsante di un sistema che sopravvive a spese dei più fragili.
Colf e badanti, un welfare illegale
Oltre 3,3 milioni di persone ruotano nel lavoro domestico. Circa 817 mila risultano regolari all’Inps. Il resto comprende lavoratori irregolari e occasionali, con un tasso di irregolarità stimato vicino al 49%. Il sommerso non è marginale: cresce ogni anno, mentre le regole restano lettera morta.
Il 70% dei lavoratori domestici è straniero. Il 90% è donna. La maggioranza ha superato i 50 anni. I datori di lavoro anziani chiedono assistenza: senza servizi pubblici di assistenza mirata, le famiglie pagano di tasca propria. Lo Stato, da anni, guarda altrove. Risparmiando oggi, perdendo domani.
Il lavoro nero costa allo Stato gettito fiscale e contributivo. Se tutte le famiglie adottassero la regolarizzazione completa, le entrate aggiuntive potrebbero superare i 10 miliardi in quattro anni. Oggi i lavoratori sommersi restano invisibili, ma il costo sociale esplode: malattie non coperte, infortuni non tutelati, pensioni mancanti.
Lavoro domestico, un valore di oltre 17 miliardi
Il mercato domestico vale nel nostro Paese 17,1 miliardi di euro, lo 0,9% del Pil. La metà è sommersa. Le famiglie sostengono quasi tutto il welfare privato, subendo costi altissimi. Ma non è più welfare, è sfruttamento legale dei vuoti normativi.
I salari medi dei lavoratori domestici regolari restano bassi: spesso 1.000-1.200 euro al mese. Il nero aumenta per compensare il gap. Molte famiglie non hanno scelta, perché assumere in nero è più conveniente. Il risultato è un sistema a doppia velocità: la regolarità diventa privilegio e di conseguenza il sommerso regola il mercato.
Il lavoro irregolare ha un impatto diretto sulla sicurezza sociale. L’assenza di contributi significa pensioni future inesistenti. Infortuni domestici, malattie, maternità non tutelate. Nessuna rete di protezione. Lo Stato accumula debiti morali verso milioni di persone invisibili, ma presenti nei bisogni quotidiani delle famiglie italiane.
Il sommerso che brucia l’Italia
Nei piccoli comuni e nelle aree rurali, più evidente, un sommerso che cresce rispetto alla media nazionale. Qui i controlli sono più deboli e le famiglie si affidano al passaparola. Il lavoro domestico si trasforma così in un paniere di fragilità economiche e sociali.
Il lavoro domestico irregolare trascina dietro di sé catene invisibili di rischio e vulnerabilità. Le famiglie non pagano solo il nero, costrette ad addossarsi costi concreti per malattie non coperte, infortuni non tutelati e pensioni mancanti. Ogni lavoratore irregolare diventa così una bomba sociale. E ogni famiglia che assume senza contratto diventa complice involontario di un sistema che funziona solo perché da decenni lo Stato chiude gli occhi.
I dati rivelano un’altra verità. Nelle aree interne il sommerso cresce rispetto alla media nazionale. I controlli ci sono tecnicamente, ma manca la volontà generale di rompere l’abitudine al nero. Il cashback, le detrazioni e i crediti d’imposta sono possibili soluzioni concrete, ma servono azioni immediate e coordinate, altrimenti restano carta straccia.
Come uscirne
L’Osservatorio Domina propone strumenti concreti. Per iniziare, un cashback sui contributi Inps versati, fino al 25% il primo anno e 100% al quarto anno. A seguire, detrazioni fiscali per pagamenti tracciati tramite bonifico. Poi, il trasferimento parziale della Naspi al datore di lavoro. Ancora, l’estensione delle tutele di malattia e maternità ai domestici. Infine, crediti d’imposta per far emergere fino a 460mila lavoratori in nero.
Misure che potrebbero essere immediatamente operative, ma servono controlli e comunicazione chiara. Il cashback funziona solo se le famiglie percepiscono subito il vantaggio. Le detrazioni fiscali devono essere automatiche. I crediti d’imposta richiedono procedure snelle. Senza queste condizioni, il sommerso continuerà a farla da padrone.
La necessità di una svolta
Il welfare illegale, quindi, non è un problema futuro. Si manifesta da tempo e oggi, nelle case di anziani fragili, negli appartamenti dove le famiglie affrontano costi impossibili, nelle buste paga mai date e nei contributi mai versati. Il sommerso pesa ogni giorno sulle famiglie e sui lavoratori. Lo Stato non può più ignorarlo.
Regolarizzare il lavoro domestico, pertanto, non una scelta morale ma una urgenza e una necessità economiche e sociali. Ogni ritardo è aumento dell’irregolarità, ogni rinvio è perdita di diritti e contributi. Il Paese non può permettersi più un welfare illegale.
Torna alle notizie in home