L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Commissione d’Inchiesta Covid, parla Marco Lisei: “Fatti gravissimi, Conte non si fa vedere”

di Eleonora Ciaffoloni -


Dai lavori della Commissione d’Inchiesta Covid sono emerse non solo informazioni importanti, ma anche “fatti gravissimi”. Dalle consulenze da mezzo milione fino alla gestione degli appalti durante la pandemia. Ne abbiamo parlato con il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, presidente della Commissione d’Inchiesta Covid.

Cosa sta emergendo dai lavori della Commissione in queste settimane?

“Stanno emergendo circostanze gravissime, sopra le quali l’opposizione tenta goffamente di alzare una cortina fumogena. Per restare al filone d’indagine relativo agli acquisti effettuati dalla struttura commissariale di Domenico Arcuri è emerso che alcuni avvocati, in contatto con lo stesso Arcuri e che lavoravano nello studio Alpa nel quale ha lavorato anche Giuseppe Conte prima di diventare premier, avvicinavano imprenditori per chiedere commesse legate a presunte consulenze giuridiche.

Alcuni imprenditori hanno riferito in commissione Covid di aver rifiutato la proposta, un altro ha ammesso invece di aver dato loro 450 mila euro, pari al 10 per cento della commessa per la vendita di tamponi. Ebbene, questo audito ha lasciato capire che l’attività legale di pochi giorni è stata quasi inesistente, nonostante il lauto pagamento. Quanto poi al filone medico-scientifico, è emerso che i tamponi che venivano utilizzati per sancire la positività o meno al virus, dai quali quindi dipendeva la libertà di circolazione degli italiani, non avevano una validazione scientifica. Si tratta di fatti clamorosi, venuti a galla grazie al lavoro incessante che stiamo conducendo in commissione Covid”.

Le opposizioni parlano di “uso politico” della Commissione e di un “plotone di esecuzione”. Cosa risponde a chi sostiene che l’obiettivo non sia accertare i fatti ma colpire politicamente?

“Rispondo che simili accuse evidenziano che la sinistra ha la coda di paglia. La commissione d’inchiesta sulla gestione del Covid sta agendo in modo ineccepibile in termini regolamentari ed alle opposizioni ho sempre garantito gli stessi diritti della maggioranza. Stiamo mantenendo un impegno che ci siamo presi con gli italiani: capire se durante la pandemia, mentre i cittadini si ammalavano, morivano, venivano chiusi in casa, ci fosse qualcuno che sperperava i soldi pubblici o, peggio ancora, ci fosse qualcun altro, vicino ad ambienti politici progressisti, che si arricchiva alle loro spalle”.

Fratelli d’Italia – e non solo – sostiene che Giuseppe Conte dovrebbe essere ascoltato dalla Commissione. Cosa state valutando? Cosa potrebbe emergere e perché è importante che presenzi?

“Sarebbe importantissima la sua audizione perché quanto sta emergendo in ordine agli acquisti effettuati chiama in causa direttamente la struttura commissariale di Domenico Arcuri, nominato dallo stesso Conte. Il leader del M5s, tuttavia, ha scelto di far parte come commissario, pur non essendo venuto quasi mai su oltre cento audizioni, sapendo che ciò costituisce un impedimento alla sua audizione. Se volesse dimostrare la trasparenza che tanto i 5Stelle sbandierano potrebbe dimettersi, farsi audire e poi rientrare in commissione. Purtroppo pare non rispondere a questa mia proposta, è allora lecito sospettare che stia usando il suo ruolo di commissario come scudo per non farsi audire”.

Perché è importante ascoltare nuovamente Domenico Arcuri? Quali i “fatti nuovi” emersi che richiedono ulteriori chiarimenti?

“Innanzitutto è una richiesta che viene anche dalle opposizioni, ma come si legge in alcuni fascicoli penali Arcuri aveva rapporti con chi ha avuto le commesse o con gli intermediari. Ad esempio nel caso Adaltis ci furono contatti nei giorni ’immediatamente precedenti’ all’incontro tra i due avvocati di cui parlavo prima e il general manager a cui hanno chiesto la ricca commessa, e sembra che i due professionisti per due volte abbiano “fatto visita alla sede della struttura commissariale”. L’11 e 12 maggio 2020 sarebbero avvenuti questi incontri nella sede della struttura commissariale, mentre il 15 dello stesso mese sarebbe avvenuta la stipula del contratto di consulenza con l’azienda rappresentata dal suo general manager. Come mai questi incontri, per altro in un arco temporale preciso? Ritengo doveroso che Arcuri dia delle spiegazioni”.

Il M5S ha chiesto che Arcuri venga ascoltato in forma di libera audizione e non come testimone. Perché la Presidenza ha respinto questa richiesta?

“Perché è assurdo chiedere trattamenti differenziati su un filone, quello degli acquisti, oltremodo delicato in quanto riguarda miliardi di euro di soldi pubblici. Finora non abbiamo previsto eccezioni: tutti gli auditi sono stati interrogati in forma testimoniale, assumendosi davanti alla legge le responsabilità delle loro parole. Perché dovremmo adottare un doppio standard? Il ruolo importante ricoperto da Arcuri dispone anche di una maggiore responsabilità. La richiesta è dunque irricevibile, non siamo li per fare sconti a nessuno”.

Dalle audizioni Consip e Anac emerge che la struttura commissariale operò con controlli ridotti rispetto alle procedure ordinarie. Conseguenza inevitabile dell’emergenza o scelta politica?

“Scelta politica. Del resto Arcuri è sempre stato un uomo vicino alla sinistra, plurinominato da governi di sinistra. E, guarda caso, nessun commissario, Arcuri a parte, ha avuto uno scudo erariale, uno scudo dalla Corte dei conti ed uno scudo da Anac oltre alla possibilità di deroga totale dal codice degli appalti”.


Torna alle notizie in home