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Condanna Baby Gang: il re dello streaming “pericoloso”

Una biografia tra i successi su Spotify e il suo "lato criminale"

di Daniel Walker -

Il trapper Zaccaria Mouhib alias Baby Gang


Pubbliche le motivazioni della condanna del trapper Baby Gang. Aveva conquistato le vette delle classifiche musicali italiane nel 2025, raggiungendo la quota record di 8,2 milioni di ascoltatori mensili su Spotify. Uno straordinario successo commerciale che contrasta fortemente con le sue ripetute vicende giudiziarie.

La conferma

La Gup di Milano Chiara Valori ha confermato una condanna a due anni e otto mesi di reclusione per il giovane artista. I magistrati evidenziano un profilo di spiccata pericolosità sociale a causa dei numerosi precedenti accumulati dall’imputato fin dalla sua minore età.

Il passato criminale di Zaccaria Mouhib: la condanna di Baby Gang

All’anagrafe Zaccaria Mouhib, il trapper ventiquattrenne di origine marocchina possiede una lunga storia di scontri con le forze dell’ordine e con il sistema giudiziario italiano. I verbali della Procura descrivono dettagliatamente una scia di reati violenti commessi tra la Lombardia e la Riviera Romagnola.

Nel suo certificato penale una catena di reati. Lesioni personali, rissa aggravata, resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di armi. Le autorità segnalano inoltre una condotta reiteratamente inottemperante alle prescrizioni restrittive durante i suoi passati periodi di custodia cautelare in comunità terapeutica.

I Daspo urbani e i provvedimenti restrittivi hanno colpito ripetutamente l’artista, vietandogli l’accesso alle aree centrali di Milano e ai principali locali notturni della movida romagnola.

L’arresto per la pistola clandestina

L’ultima ordinanza di custodia nasce da una perquisizione eseguita l’11 settembre 2025 all’interno di una camera d’albergo milanese occupata dal trapper. I carabinieri avevano rinvenuto una pistola semiautomatica clandestina con la matricola abrasa, accuratamente occultata dentro un comune porta tovaglioli.

Il cantante provò a giustificare il possesso dell’arma da fuoco definendolo un necessario strumento di difesa personale contro eventuali rapinatori interessati ai suoi gioielli. Il giudice respinse questa linea difensiva poiché l’imputato aveva rifiutato di rivelare i canali di approvvigionamento dell’arma cui si era rivolto.

Il legale Niccolò Vecchioni potrà presentare ricorso in appello contro la sentenza emessa su richiesta della pm Maura Ripamonti.

Intanto, il trapper aveva promesso invano un suo totale focus sulla musica.


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