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Politica

L’illusione delle porte aperte e il dogma delle primarie: l’inconsistenza del Campo Largo

Dalle sanatorie di Madrid alle sbandate in politica estera: ecco come l'analisi di Forza Italia smonta le trappole ideologiche e l'egemonia di Conte

di Anna Tortora -


L’arte della politica, insegnava Machiavelli, richiede visione; l’arte della politica italiana contemporanea, al contrario, sembra richiedere soltanto una straordinaria capacità di recita a soggetto.
I due capitoli del dibattito politico messi sotto la lente da Forza Italia ( la gestione dei flussi migratori e le oscillazioni della politica estera) offrono un quadro fin troppo lucido delle contraddizioni dell’opposizione. Più che un’alleanza d’idee, il cosiddetto “campo largo” appare come un esperimento da laboratorio sociologico: quanto può restringersi una coalizione prima di trasformarsi nel comitato elettorale di Giuseppe Conte?

Mentre il mondo affronta una fase geopolitica complessa, mossa da guerre alle porte dell’Europa e da equilibri internazionali precari, la nota degli azzurri evidenzia come le opposizioni preferiscano dedicarsi alla loro disciplina olimpica preferita: la finzione programmatica. La frattura è strutturale. Non siamo più negli anni Novanta, quando l’illusione di una pace perpetua permetteva la cosmesi delle differenze; oggi la collocazione internazionale determina la natura stessa di un Paese.

Ed è qui che la commedia del Centrosinistra raggiunge vette drammaturgiche notevoli. Da un lato l’ex “avvocato del popolo”, il quale — denuncia Forza Italia — bolla la minaccia russa come una sorta di invenzione d’oltreoceano per alzare le spese belliche e propone persino di sottoporre la solidarietà all’Ucraina al vaglio delle primarie. Un’idea folgorante, se non fosse che rischia di estromettere d’un colpo solo l’Italia dai consessi d’Occidente. Dall’altro lato assistiamo alla performance di Elly Schlein: una raffinata strategia di disimpegno verbale, invocando un “programma condiviso” nella speranza che il problema di sostanza sfumi magicamente nell’aria. Il risultato evidenziato dal partito fondato da Berlusconi è scontato: la golden share dell’ipotetico Governo alternativo finisce dritta nelle mani del Movimento 5 Stelle e di AVS, trascinando la coalizione verso una proposta venata di antioccidentalismo, nostalgie patrimoniali e ambientalismo ideologico, con buona pace delle velleità riformiste.

Campo largo alla prova dei migranti: il caso Sánchez

La medesima ingenuità programmatica emerge sul fronte migratorio. Il modello sfoggiato a Ceuta dal Primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ne rappresenta, nella ricostruzione azzurra, il compendio perfetto. L’annuncio di una sanatoria destinata a mezzo milione di persone ha generato, con prevedibile puntualità, un’ondata di 900 mila richieste. Un capolavoro di ingegneria dell’illusione che si trasforma in un formidabile fattore di attrazione per i flussi irregolari, proprio mentre l’Unione Europea tenta faticosamente di darsi una linea improntata al rigore, al controllo delle frontiere estere e alla celerità dei rimpatri.

L’analisi di Forza Italia rimarca come l’idea che fenomeni complessi possano risolversi con la retorica delle “porte aperte” tradisca una marcata insensibilità verso le dinamiche reali della cooperazione internazionale. La vera solidarietà — rivendicano gli azzurri richiamando la propria tradizione, dal Piano G8 per l’Africa del 2002 fino alle attive missioni della Farnesina — non risiede nelle sanatorie indiscriminate, ma nella capacità di coniugare la fermezza contro i trafficanti con un’azione strutturale di sviluppo nei Paesi d’origine, senza cedere alla tentazione delle narrazioni consolatorie.


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