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Politica

Conte, il cristallo e le pietre

di Alberto Filippi -


C’è una notizia che merita di essere raccontata senza troppi fronzoli. La compagna di Giuseppe Conte, Olivia Paladino, è al centro di una vicenda fiscale di proporzioni ragguardevoli: la società di famiglia che gestisce il Grand Hotel Plaza di Roma, cinque stelle nel cuore di via del Corso, deve al fisco italiano quasi trenta milioni di euro. Tasse non pagate, sanzioni, interessi accumulati negli anni, con i revisori dei conti che hanno approvato il bilancio 2023 soltanto con riserva, e il patrimonio netto della società scivolato in territorio negativo per oltre otto milioni. Una bomba finanziaria, come la definiscono i documenti stessi.
Fin qui, una notizia.

Quello che la rende qualcosa di più è il protagonista sullo sfondo: Giuseppe Conte, l’uomo che ha fatto delle dimissioni altrui una vera e propria specialità retorica. Chiese con veemenza le dimissioni di Delmastro perché aveva frequentazioni con la figlia di un pregiudicato. Chiese con uguale veemenza le dimissioni di Daniela Santanchè per vicende societarie e finanziarie sorprendentemente simili a quelle che oggi riguardano la sua stessa compagna. E le chiese anche perché la Santanchè aveva fatto affari nel periodo Covid. Il Covid. Proprio lui che cita il Coronavirus.

Perché è qui che il quadro diventa grottesco. È Conte l’uomo che ci ha chiusi in casa per mesi, sequestrando un’intera nazione con decreti firmati a notte fonda. È lui che ha presieduto agli acquisti degli ormai leggendari banchi a rotelle e delle mascherine pagate a peso d’oro. È lui che ha gestito accordi con le case farmaceutiche, lasciando poi scadere dosi di vaccini a milioni, dopo aver imposto ai cittadini un obbligo vaccinale su un prodotto che non aveva ancora superato il normale iter di certificazione. Tutto questo in nome dell’emergenza, della scienza, del bene comune.

Ora, nessuno qui vuole celebrare processi sommari. Le questioni fiscali della famiglia Paladino seguiranno il loro corso nelle sedi appropriate. Ma un minimo di coerenza, un briciolo di quella umiltà che si predica così volentieri dagli scranni dell’opposizione, non sembrerebbe troppo pretendere. Chi vive in case di cristallo — o in palazzi con trenta milioni di debiti fiscali recapitati alla porta — farebbe bene a posare i sassi e imparare a fare un po’ di analisi di coscienza … e di coerenza!


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