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Politica

Giuseppe Conte e il miracolo dell’accento perfetto

Quando un po’ di inglese evita un grande imbarazzo al leader pentastellato

di Andrea Fiore -


Succede tutto in una conferenza stampa tranquilla, una di quelli dove le parole scorrono senza fare rumore. E invece, all’improvviso, “Giuseppi” decide di sorprendere tutti. Lui, che di solito evita l’inglese come si evita un ospite troppo formale, tira fuori un accento perfetto e dice: “Se negli Stati Uniti ci sono i MAGA, noi siamo i MIGA.” Lo dice con calma, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Poi aggiunge “Make Italy Great Again” con una sicurezza che fa quasi brillare il microfono.

L’inglese che salva la serata

La parte più elegante — e più velenosa — è che l’avvocato del popolo sa benissimo cosa sta facendo. Sa che la versione italiana dello slogan — Facciamo l’Italia Grande Ancora — sarebbe un problema, soprattutto per l’acronimo che ne uscirebbe. Un problema grosso. Così sceglie l’inglese come si sceglie una scialuppa di salvataggio: senza farlo notare troppo, ma con la consapevolezza che ti evita un bagno gelido. E il MIGA nasce così, con l’aria di un ospite non invitato ma vestito meglio di tutti, pronto a occupare la scena senza chiedere permesso.

Il dubbio che resta nell’aria

Alla fine, nello studio resta una domanda silenziosa: chi sta parlando davvero? Giuseppi? Qualcuno che gli suggerisce le frasi? O forse l’inglese stesso, che per una volta decide di farsi notare e di prendersi il centro della scena? Nessuno lo sa. Ma quella sera lo studio sembra più sveglio del solito, come se avesse assistito a un piccolo trucco di magia: un uomo, un microfono e un acronimo che riesce a sembrare più furbo di chi lo pronuncia.

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