Economia

Cop28, la Ue e quei cappi green al collo delle imprese

di Giovanni Vasso -

MARGRETHE VESTAGER VALDIS DOMBROVSKIS URSULA VON DER LEYEN FRANS TIMMERMANS


Ci sono mille modi per suicidarsi. Balzac scelse il caffè, Verlaine l’assenzio, Rimbaud l’Etiopia, Guevara la giungla e, parafrasando Jean Cau, l’Europa ha scelto il green. Oggi inizia la Cop28, il grande happening internazionale che spera di trasformare il mondo in un posto un po’ più verde, ospitale e sostenibile. Il preludio alla Cop28, come al solito, lo recita Standard & Poor’s. Secondo l’agenzia americana, se non si fa qualcosa subito, e in maniera efficace, per contenere di almeno due gradi il riscaldamento globale, insieme ai fiumi, ai laghi e ai ghiacciai, il mondo vedrà sciogliersi ed evaporare il 4,4% del Pil globale. Il costo da pagare in termini economici ai cambiamenti climatici è salatissimo e il conto arriverà già nel 2050. In pratica, mancherebbero poco meno di 27 anni all’inizio della Fine del mondo.  

I potenti del Pianeta devono far qualcosa. Se non vogliono vedere il mondo in fiamme. Ma c’è qualcuno che arriverà a Dubai convinto di poter star lì col ditino alzato ad ammaestrare il mondo. L’Unione europea si presenta all’appuntamento issando l’ultima bandiera che le rimane. Quella del verde ideologico, della transizione a furia di regolamenti e direttive, del Green Deal. Politici e tecnici di Bruxelles gonfieranno il petto d’orgoglio spiegando ai loro omologhi americani, cinesi, arabi che la svolta verde si può fare. Magari a passo di carica. Venti, ad oggi, sono i regolamenti e le direttive green già approvate o da approvare in Europa. Ce n’è per tutti i gusti. Dagli imballaggi, che ancora dividono la politica, fino alla casa green che, seppur depotenziata, rimane sul tavolo del trilogo Ue. E poi l’auto green, con il ban al 2035 ai motori endotermici (salvi solo gli e-fuel cari a Berlino mentre coi biocarburanti spinti dall’Italia volano persino gli aerei) e l’imposizione del green anche ai camion che rischia di impattare, fortemente, sul comparto del trasporto su gomma. Ma questo è ancora niente.

Ci sono due sigle che, come fantasmi, si aggirano per la vecchia Europa spaventando a morte le imprese. La prima è l’impronunciabile Cbam, la seconda è l’ancor più ostica Csdd. Carbon border adjustment mechanism sta per il nuovo meccanismo, un dazio in realtà, sulle merci che arriveranno in Ue da quei Paesi (cioè tutto il resto del mondo…) che non applicano gli stessi stringenti criteri per contrastare le emissioni di carbonio. Le imprese, però, temono che si tratterà di una magrissima consolazione. Bruxelles avrà la forza di opporsi alle grandi potenze affermate o emergenti, alla Cina, per esempio, oppure avrà il coraggio di mandare all’aria la nuova alleanza con l’India, siglata proprio in virtù di smarcarsi dalla dipendenza dal Dragone? E Pechino, che ha in mano buona parte delle catene di fornitura a cui attinge l’economia europea, resterà passivamente a guardare o, come ha già affermato Xi Jinping, chiederà un passo indietro altrimenti le aziende cinesi “impaurite dal clima di repressione economica” se ne torneranno in Asia?   

Corporate Sustainability due diligence directive, invece, impone alle aziende di assumersi loro la responsabilità per i fornitori dell’intera supply chain di riferimento in materia di rispetto dei diritti umani e dell’ambiente. Dovranno riferire dei rischi e riconoscere bonus a chi, tra loro, dimostrerà di aver attuato buone pratiche compatibili coi regolamenti internazionali e Ue. È già questa un’enormità. A cui si aggiungono i nuovi criteri Esg, environment, social and governance, che licenziati a luglio nella direttiva Esrs, appaiono tanto complessi da far sembrare la decrittazione della scrittura lineare B un gioco da ragazzi. Insomma si sente, sempre più vicino, il suono della campana per le imprese Ue, già messe in ginocchio da una politica monetaria a dir poco feroce da parte della Bce. Perdendo di competitività, fuori dai giochi e cacciati, definitivamente, dai nuovi mercati emergenti: Africa e Medio Oriente. Aveva ragione Jean Cau. Ci sono mille modi per suicidarsi. L’Ue ha scelto di farlo col green.  


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