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Economia

Un esercito di uomini inattivi: ecco chi sono

Tra illegalità e disperazione: la ricerca dell'università Cattolica squarcia il velo

di Maria Graziosi -


Un esercito sterminato di inattivi: due milioni di uomini italiani non lavorano. Né cercano più un impiego. Ed è un problema serissimo. Lo studio che sarà presentato oggi all’Università Cattolica di Milano presenta dei numeri che fanno paura. Finora ci eravamo abituati a parlare, a proposito di inattivi, di giovani e donne. Che pure restano nelle zone grige del mondo del lavoro. Ma a squarciare il velo sugli uomini, ecco i dati della Cattolica. Secondo cui, complessivamente, sono 2,4 milioni gli italiani che non lavorano e vanno incasellati tra i neet, cioè gli inattivi.

Uomini e inattivi: i numeri

La sorpresa è che, di questi, la maggioranza appartiene a quelle fasce d’età che, almeno in teoria, dovrebbero rappresentare il cuore della vita lavorativa. Si tratta di quasi 600mila cittadini tra i 25 e i 34 anni, a cui si sommano poco meno di 800mila italiani tra i 35 e i 54 anni. Una generazione, o quasi, perduta. Ma se gli effetti sono gli stessi, le cause sono diverse. E ci sarebbero almeno cinque “tipi” di uomini inattivi studiati nella ricerca.

La “mappa” di chi non vuole (o non può) lavorare

Si parte da coloro i quali, a un certo punto della loro vita, smettono di lavorare per dedicarsi al caregiving domestico. Si tratta di uomini che scelgono di prestare aiuto e assistenza ai parenti, per lo più ai genitori anziani, sacrificando l’impiego. Poi ci sono gli inabili che, nell’epoca dell’iperspecializzazione (e anche a causa di una diffusa scarsa preparazione) non riescono a trovare un impiego. Ecco, quindi, gli inattivi per scelta. Si tratta di persone che hanno un alto salario di riserva, in pratica un’ottima condizione economica di base, che consente loro di restarsene a casa vivendo senza doversi cercare un impiego. Spesso e volentieri si tratta di professionisti (o ex tali) con un’elevata formazione e competenze importanti. Un paradosso evidente nel Paese del mismatch e delle paghe che, evidentemente, sono troppo basse pure ad alti livelli. Il quarto gruppo di uomini inattivi è quello di chi, in realtà, lavora in nero. O vivacchia (spesso pure meglio di chi si guadagna onestamente la pagnotta) di attività non perfettamente legali.

Tra illegalità e disperazione

Qui il dato è abbastanza rilevante e coinvolgerebbe quasi il 30% del campione. Un numero alto ma non quanto quello di chi non lavora perché, ormai stufo di precariato, di sfruttamento non sanno più dove sbattere la testa. E così finiscono a crogiolarsi nello scoraggiamento. A complicare il quadro che vive quasi il 34% degli uomini inattivi italiani è il miraggio del “lavoro vero” per cui sarebbero disposti ad accettare “qualsiasi stipendio”. Si tratta, insomma, di poveri veri. Emarginati, negli effetti, dal mondo del lavoro.


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