Crisi energetica così l’Ue ci fa cornuti e mazziati
Siamo alle solite, l’Ue non fa il bene dell’Europa. Di fronte a una nuova impennata dei prezzi energetici – gas e petrolio in risalita, bollette pazze – ci si attenderebbe dai tecnocrati di Bruxelles un intervento rapido, mirato, incisivo. Un piano europeo capace di calmierare i prezzi, sostenere famiglie e imprese, mettere in sicurezza il sistema produttivo. Invece la reazione della Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen è ancora una volta inadeguata, ridicolmente ingabbiata in vincoli tecnici e burocratici. Per non parlare dei buoni consigli (cornuti e mazziati, si dice in questi casi) Invitare i cittadini a ridurre i consumi, usare meno l’auto, lavorare da casa, contenere gli spostamenti.
È questa la risposta Ue in termini di politiche economiche a una crisi internazionale scatenata dalla guerra nel Golfo e destinata a pesare su inflazione, crescita e stabilità sociale. Quello che sta succedendo nello stretto di Hormuz viene affrontato con una serie di indicazioni paternalistiche verso cittadini europei incoscienti e immaturi che vorrebbero ancora utilizzare l’automobile per andare a lavorare o addirittura accendere i termosifoni, ché ormai è primavera inoltrata. Nel frattempo, le imprese energivore perdono competitività, i prezzi continuano a salire e le famiglie tagliano consumi essenziali.
La distanza tra Bruxelles e la realtà (economica) si allarga. Non si vede un vero coordinamento fiscale europeo sull’energia, né strumenti comuni per bloccare la speculazione sui prezzi, né un piano immediato di approvvigionamento condiviso. Abbiamo solo inviti alla sobrietà. Più in generale vorremmo ricordare che se le istituzioni Ue chiedono sacrifici invece di intervenire, la fiducia dei cittadini si riduce a lumicino e il progetto europeo si indebolisce sotto i colpi di una crisi energetica dove è innanzitutto la politica Ue a non avere energia.
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