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Sociale

Cristina e Angela scomparse a Ostia: il padre e la sorella lanciano un appello disperato

di Priscilla Rucco -


Venerdì 24 aprile scorso, nella zona delle Fiamme Gialle di Ostia, municipio X di Roma, Cristina di 9 anni, e Angela, 6 anni sono state prese fuori scuola dalla mamma di nazionalità etiope, che le ha prese al termine delle lezioni alle 13, ma il rientro a casa non è mai avvenuto.

Le ore sono trascorse in un’attesa sempre più interminabile, finché i familiari hanno capito che qualcosa di grave stava accadendo.

Il padre delle bambine ha sporto denuncia la sera stessa presso il commissariato di Ostia. Le forze dell’ordine hanno avviato immediatamente tutte le verifiche del caso, aprendo un fascicolo riguardo all’ipotesi di sottrazione internazionale di minori.

La sorella maggiore chiede aiuto insieme al padre

A farsi portavoce della disperazione della famiglia è Paola, la sorella maggiore, che ha pubblicato su Facebook un appello alla madre e a chiunque possa fornire informazioni utili per il ritrovamento delle due sorelline.

La giovane ha descritto una situazione di allarme crescente, raccontando di essere impegnata contemporaneamente su più fronti: le segnalazioni online, i contatti costanti con la polizia, le telefonate di parenti e conoscenti. Il padre, ha scritto, è nel pieno della disperazione.

L’appello della famiglia Tantillo è stato prontamente rilanciato dal Comitato Scientifico Ricerca Scomparsi, organizzazione specializzata nel supporto alle famiglie in situazioni simili.

Le bimbe scomparse ad Ostia: chi sono Cristina e Angela

Le due bambine vivono nella zona delle Fiamme Gialle, nel X Municipio romano, e frequentavano regolarmente la scuola nel medesimo quartiere.

Secondo quanto reso noto dalla famiglia e dal Comitato Scientifico Ricerca Scomparsi, si ipotizza che le tre siano in movimento, e non si esclude che possano aver già lasciato il territorio nazionale. Proprio questa possibilità configura il caso come potenziale sottrazione internazionale di minori, un illecito disciplinato dalla Convenzione dell’Aia del 1980, ratificata dall’Italia nel 1995.

In virtù di tale strumento, le autorità competenti attivano – se ritenuto opportuno – canali di cooperazione tra gli Stati aderenti per localizzare i soggetti coinvolti e garantire il rientro dei minori nel paese in cui risiedono abitualmente.

Un fenomeno più diffuso di quanto si pensi

La vicenda di Cristina e Angela riporta l’attenzione su un problema che riguarda molte famiglie italiane, spesso in modo tanto silenzioso, quanto doloroso. L’Autorità Centrale italiana per le sottrazioni internazionali, istituita presso il ministero della Giustizia, riceve ogni anno decine di istanze da parte di genitori che vedono i propri figli portati via dall’altro genitore verso un altro paese. Non tutti i casi approdano sulla carta stampata: molti restano nell’ombra, mentre chi è rimasto attende notizie che tardano ad arrivare o non arrivano affatto.

Le prime ore dopo una scomparsa sono sempre le più decisive. La tempestività nella diffusione delle informazioni, la mobilitazione dei cittadini e la collaborazione tra le istituzioni dei paesi coinvolti sono i fattori che più spesso determinano un esito positivo per le ricerche e il ritrovamento dei minori sottratti.

È per questo che la famiglia Tantillo ha scelto di rendere tutto pubblico fin dall’inizio, sperando che qualcuno possa aver incrociato le bambine o la madre nel pomeriggio di quel venerdì.


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