Da Giulia a Zoe: non cambiano gli uomini che non capiscono le donne
Da anni ci accontentiamo di chiavi fatte tintinnare, panchine rosa e fiaccolate
Una immagine di Alex Manna tratta dal suo profilo Facebook (Ansa)
Da Giulia Cecchettin a Zoe Trinchero che aveva 17 anni, non cambiano gli uomini che non capiscono le donne.
Zoe aveva detto “basta” a un suo “amico” che voleva fare sesso con lei. E il suo amico ha detto “basta” alla sua vita. Da Giulia a Zoe, una catena che non si ferma.
Leggi Anche Omicidio Zoe, l’amico confessa
Da Giulia a Zoe
L’Italia, da anni, si accontenta di chiavi fatte tintinnare, panchine rosa, fiaccolate e dibattiti.
Dopo Giulia Cecchettin, tutti avevano sperato in una svolta nella testa degli uomini. Intanto, le pene venivano inasprite e approfondite. Ora Zoe Trinchero. Con gli uomini che continuano a non capire le donne.
Ci sono le leggi, sì. Ma non cambiano le teste. Non cambiano i mariti e i “bravi ragazzi” che vedono un rifiuto come un gioco o una provocazione. Come un’offesa alla loro identità maschile, un limite come un’ostacolo da superare a ogni costo.
Non cambiano, nelle famiglie – sempre più solo nuclei di persone che vivono solo insieme e basta – i genitori che credono che un’educazione ai sentimenti si esaurisca tra un like e una lezione scolastica.
Non cambia la politica – non a caso totalmente assente su ogni singolo e ripetuto episodio – che discute solo dai diversi fronti opposti partitici. Vedasi, ad esempio, la recente disputa sul consenso/dissenso per le future norme sullo stupro.
E non cambia il linguaggio di tutti noi.
Mariti e “bravi ragazzi”
Zoe Trinchero voleva diventare psicologa. Chissà se fosse riuscita a cambiare la testa di almeno un solo maschio. Un sogno spezzato che scivola via in una domenica di fretta, guardando al medagliere tricolore di Milano – Cortina, ai disagi dei treni rallentati da tre sabotaggi, al calcio in tv.
Fiaccolate, panchine rosa, post commossi. Tutto inutile, fino al prossimo omicidio, se non si mette mano alla radice del problema. Se non si interviene sul serio su chi non sa riconoscere un no. Di una donna che voleva cambiare vita come Federica Torzullo. O di una 17enne come Zoe Trinchero che faceva sui social la linguaccia a chi si sente disturbato dall’autonomia delle ragazze.
Non “mostri”, questi omicidi, ma “figli sani” di questo Paese. Elena Cecchettin disse “del patriarcato”. E ovviamente lo stucchevole e irresponsabile dibattito si spostò subito su questo tema, per fare forti i talk show.
Alex Manna, l’omicida di Zoe, ha quasi 20 anni. E quindi per una manciata di mesi non sconterà pene miti come quelle che gli sarebbero toccate da minorenne. Il processo mediatico sarà presto dimenticato. La coscienza di tutti a posto, fino al prossimo omicidio di una donna o di una ragazza.
Torna alle notizie in home