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Debito famiglie, come cambia: i “nuovi vulnerabili”

La vera emergenza si è così spostata sui consumi di prima necessità: le bollette di luce e gas, le rate del condominio, le scadenze delle società di telecomunicazioni e i piccoli prestiti al consumo

di Dave Hill Cirio -


Ecco come cambia il debito delle famiglie. Tra le pieghe dell’ultimo rapporto Unirec realizzato in collaborazione con Nomisma si nasconde un paradosso matematico che fotografa lo stato di salute – o per meglio dire, di affanno – dei bilanci familiari in Italia.

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Come cambia il debito delle famiglie

Il dato macroeconomico racconta di un valore complessivo dei crediti affidati alle società di recupero che si attesta a 188 miliardi di euro, segnando una leggera flessione dell’1%. A una prima lettura superficiale, potrebbe sembrare il segnale di un lento ritorno alla normalità, l’indicatore di un Paese che sta ricominciando a saldare i propri conti. Ma la realtà è esattamente opposta.

Per comprendere la vera traiettoria del disagio economico, l’occhio deve spostarsi su un altro indicatore più allarmante: le pratiche gestite in conto terzi hanno raggiunto la cifra record di 51,8 milioni, con un balzo in avanti del 12% in soli dodici mesi. Siamo di fronte ai massimi degli ultimi sei anni.

Questo incrocio di dati rivela che la diminuzione del valore complessivo non coincide affatto con un alleggerimento del debito delle famiglie. Significa, al contrario, che il debito è cambiato strutturalmente. Si è parcellizzato, ridotto nell’importo unitario ma esteso nella platea. È diventato un debito molecolare.

I consumi quotidiani in affanno

La grande sofferenza finanziaria non abita più (solo) nei grandi default bancari. Negli ultimi anni, gli istituti di credito hanno completato la pulizia dei propri bilanci e stretto i rubinetti, concedendo mutui e finanziamenti con il contagocce e solo a profili iper-garantiti. Il calo del monte crediti complessivo riflette questa ritirata del comparto bancario tradizionale. La vera emergenza si è così spostata sui consumi di prima necessità: le bollette di luce e gas, le rate del condominio, le scadenze delle società di telecomunicazioni e i piccoli prestiti al consumo.

Nasce da qui la mappa dei “nuovi vulnerabili”. Non parliamo delle fasce sociali tradizionalmente ai margini, ma di un pezzo consistente della classe media italiana. Nuclei familiari con un lavoro stabile, monoreddito o a doppia entrata d’impiego, che fino a poco tempo fa erano considerati il motore economico del Paese e che oggi si scoprono fragili.

Pagare il mutuo o le bollette?

Schiacciati dall’onda lunga dell’inflazione passata, dal costo della vita nei centri urbani e dall’impennata dei tassi d’interesse che ha divorato il potere d’acquisto, questi cittadini si trovano a dover compiere scelte drammatiche nella gestione del budget mensile: pagare la rata del mutuo o saldare l’utenza domestica?

Il calo del valore economico totale nasconde quindi una vulnerabilità diffusa che impatta una fetta più ampia di popolazione su cifre singolarmente più basse. Non si fallisce più per un grande prestito non onorato, ci si arena sulla micro-scadenza della quotidianità. Questo spiega anche perché le performance di incasso delle società di tutela del credito registrino un netto miglioramento. Di fronte a cifre inferiori e legate a servizi essenziali (come l’energia o la connettività), le famiglie fanno di tutto per rientrare dal debito non appena vengono sollecitate, pur di non subire il distacco delle utenze.

Il fenomeno ha assunto una rilevanza tale da spingere Unirec e il Forum Consumatori a potenziare i progetti congiunti di educazione finanziaria. L’obiettivo non è più solo la gestione del credito nella sua fase patologica, ma la prevenzione, per insegnare a mappare le uscite prima che l’accumulo di scadenze invisibili trasformi una temporanea difficoltà in un vicolo cieco. La fotografia del 2025 non mostra un’Italia più ricca, ma un’Italia che galleggia, pagando un prezzo altissimo in termini di sicurezza sociale.


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