Del Deo “autosospeso” Cerved. “Terremoto” solo agli inizi?
A sentire i magistrati, opaca se non inefficace la "lente" dei controlli sui flussi finanziari dei Servizi
Palazzo Dante
Mentre le agenzie di stampa battono la notizia dell’autosospensione di Giuseppe Del Deo da Cerved, i retroscena che emergono dall’inchiesta della Procura di Roma tratteggiano un quadro più inquietante di un semplice caso di “mele marce”.
Perché Del Deo si è autosospeso e non è stato cacciato?
La risposta, per i rumors che circolano nei corridoi della finanza e in quelli della Capitale, risiede nei delicati equilibri tra il colosso Ion di Andrea Pignataro e le linee di credito bancarie. Un licenziamento formale per “spionaggio” avrebbe potuto innescare un crash finanziario. Meglio il silenzio di un’uscita concordata. Che poi uscita non è, se Del Deo probabilmente continuerà a percepire i suoi emolumenti da Cerved. In ogni caso, molti interrogativi sul “vetting” che ha condotto a scegliere Del Deo.
La rotta dei capitali: l’ombra dell’Americano
L’inchiesta rivela che i 5 milioni di euro (alcuni sussurrano siano quasi 8) sottratti con contratti gonfiati non erano destinati solo a lussi personali. Le intercettazioni parlano di pagamenti a “consulenti esteri” e a un misterioso “Americano”. I soldi dello Stato italiano sarebbero serviti a finanziare una rete di acquisizione informazioni parallela, capace di muoversi fuori dai radar ufficiali.
Il fallimento dei controlli interni?
Com’è stato possibile? Chi controlla gli “spioni” del Dis? La “lente” che avrebbe dovuto monitorare i flussi finanziari dei vertici dei nostri Servizi segreti è dai magistrati ipotizzata come opaca, se non inutile.
Il passaggio di Del Deo dal DIS a Cerved, avvenuto con un “dolce allontanamento” che oggi appare come una fuga anticipata, pone seri interrogativi sui protocolli di sicurezza nazionale.
Prima di discutere di una “falla sistemica” servirà seguire le tracce di quello che si preannuncia come un “terremoto silenzioso”.
Salteranno silenziosamente altre teste?
Fin dai prossimi giorni, probabilmente per settimane, potranno saltare altre teste. Se non essere accantonate, trasferite, rimodulate nelle funzioni, supervisionate da nuove figure.
Difficile sapere, ora, o ipotizzare, in quale anello della catena di comando e controllo del Dis ciò comincerà. Difficile, da oggi, pure venire a saperlo.
A naso, molti e frequenti i report istituzionali sulla carta destinati a dare conto delle mosse finanziarie dei vertici del Dis. Molti gli “occhi” che dovevano leggerli e interpretarli. Per accorgersi, a sentire i magistrati, che milioni di euro di fondi pubblici finivano all’estero o comunque venivano utilizzati per fini diversi da quelli di Stato.
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