Diesel più caro della benzina dal 2026: cosa cambia davvero per gli automobilisti
Dal 2026 una certezza storica per milioni di automobilisti italiani è destinata a cadere: il diesel rischia di diventare stabilmente più caro della benzina. La causa è il riallineamento delle accise deciso dal Governo italiano, un intervento che segna un cambio di rotta netto e che avrà effetti concreti sui costi quotidiani di chi utilizza l’auto.
Dal 1° gennaio, infatti, la tassazione sul gasolio aumenta di 4,05 centesimi al litro, cancellando progressivamente quel vantaggio economico che per anni ha reso il diesel la scelta preferita di pendolari, lavoratori e grandi macinatori di chilometri. Una misura che si inserisce nel percorso di armonizzazione fiscale richiesto dall’Unione Europea e che potrebbe portare, nel corso del 2026, a un vero e proprio sorpasso della benzina nei prezzi medi alla pompa.
Quanto costa davvero il riallineamento delle accise
L’aumento non resta sulla carta. Considerando anche l’IVA al 22%, un pieno da 50 litri di gasolio costa circa 2,5 euro in più rispetto alla fine del 2025. Secondo le stime del Codacons, ipotizzando due rifornimenti al mese, la spesa extra annua si aggira intorno ai 60 euro per automobilista.
Ma il conto finale rischia di essere più salato. Sommando anche il precedente aumento di 1,5 centesimi al litro scattato nel maggio 2025, il rincaro complessivo supera i 3 euro a pieno. Tradotto su base annua, significa oltre 80 euro in più per ogni vettura diesel. Un peso che si fa sentire soprattutto per chi usa l’auto per lavoro, per i pendolari e per chi aveva scelto il gasolio proprio per contenere i costi di utilizzo, anche in vista del mercato dell’usato.
Più entrate per lo Stato, ma il conto lo pagano gli automobilisti
Dal punto di vista delle finanze pubbliche, l’operazione ha un obiettivo chiaro: aumentare il gettito fiscale. Le stime parlano di circa 552 milioni di euro di entrate aggiuntive nel solo 2026.
Una cifra che rientra nella più ampia manovra economica e che punta a ridurre una differenza fiscale storica tra benzina e diesel, da anni nel mirino di Bruxelles. Per le istituzioni europee, il trattamento di favore riservato al gasolio rappresenta una distorsione da correggere, anche alla luce delle politiche ambientali e degli obiettivi di riduzione delle emissioni.
Resta però il nodo sociale e politico: intervenire sul diesel oggi significa colpire un parco auto ancora largamente dominato da questa alimentazione, soprattutto nelle flotte aziendali e nei veicoli commerciali.
Benzina in calo? Sì, ma solo sulla carta
In parallelo all’aumento sul gasolio, è prevista una riduzione delle accise sulla benzina. In teoria, questo dovrebbe tradursi in un leggero calo dei prezzi alla pompa per chi guida auto a benzina.
Il condizionale, però, è d’obbligo. L’esperienza recente invita alla prudenza: nel maggio 2025, quando l’accisa sul diesel era aumentata e quella sulla benzina era stata ridotta in misura analoga, il diesel era salito subito, mentre la benzina aveva registrato ribassi minimi, spesso assorbiti dalle normali oscillazioni del mercato. Il rischio è che anche nel 2026 lo schema si ripeta: aumenti rapidi per il diesel, benefici limitati per la benzina.
Leggi anche: Pedaggi e accise in salita: conto mobilità salato
Torna alle notizie in home