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Ambiente

Disastri ambientali, per le pmi un “conto salato” di 200 miliardi

Una piccola e media impresa su quattro in aree a rischio

di Giorgio Brescia -


I disastri ambientali, una minaccia concreta e crescente per l’economia: colpite soprattutto le pmi che costituiscono l’ossatura produttiva del Paese.

Disastro ambientali: a pagarli, le pmi

Ogni anno, in migliaia, subiscono danni diretti e indiretti che compromettono produzione, investimenti e continuità operativa. Un fenomeno che interessa aree urbane e zone rurali. E le pmi spesso non dispongono di strumenti adeguati per gestire eventi estremi.

L’impatto economico, tradotto in chiusure temporanee, riduzione del fatturato e aumento dei costi assicurativi.

Un “conto salato” di oltre 200 miliardi

Per Confcooperative, “il conto salato dei disastri ambientali continua a bruciare miliardi di euro all’Italia”, confermando che la vulnerabilità delle imprese non è episodica ma persistente. I dati storici – nel 2024 un focus con il Censis – mostrano che negli ultimi quarant’anni i danni accumulati superano i 200 miliardi di euro e la situazione non migliora.

La mancanza di prevenzione e l’assenza di strategie di resilienza espongono le imprese a rischi elevati e potenzialmente irreversibili. I settori più colpiti: agricoltura, turismo, manifattura e servizi ove ogni interruzione produttiva genera effetti a catena lungo tutta la filiera.

Una pmi su quattro opera in aree a rischio

Una analisi impietosa: una pmi su quattro opera in aree ad alto rischio idrogeologico e franoso, con possibilità di danni significativi. L’Italia, tra i Paesi europei più esposti e il trend segnalato dall’organizzazione rappresenta una minaccia reale. Senza interventi strutturali – questo il punto – la situazione peggiorerà con impatti economici sempre più rilevanti.

Serve resilienza

La resilienza delle imprese, quindi, un elemento cruciale per la competitività. Chi non si prepara, rischia di essere travolto da eventi che si presentano con frequenza crescente. E le azioni preventive includono monitoraggio del territorio, investimenti in infrastrutture sicure e formazione del personale.

Un’urgenza indifferibile, perché i dati e le analisi mostrano che ogni anno le perdite economiche derivanti dai disastri ambientali incidono fino allo 0,9% del Pil. Perciò la consapevolezza di questo rischio deve tradursi in azioni concrete: le pmi non possono limitarsi a subire gli eventi, devono attivare piani di continuità e sistemi di allerta rapida.

In un contesto di crescente complessità, la gestione del rischio ambientale diventa strategica per l’economia nazionale e proteggere le pmi significa tutelare occupazione, filiera produttiva e capacità del Paese di attrarre investimenti. Una sfida che è duplice: difendere le imprese dai danni immediati e rafforzarne la resilienza per il futuro.

Miliardi bruciati

Se “il conto salato dei disastri ambientali continua a bruciare miliardi“, ribadisce Confcooperative, l’attenzione deve rimanere alta. Le pmi più preparate stanno già investendo in sistemi di allerta, piani di continuità e infrastrutture sicure, mentre chi resta in ritardo rischia interruzioni produttive e perdite significative.

Il futuro dell’economia italiana dipende dalla capacità delle imprese di trasformare il rischio in resilienza concreta, proteggendo non solo il proprio capitale ma l’intero tessuto produttivo del Paese.


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