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Domani il vertice Trump-Zelensky

di Redazione -


Le sirene hanno squarciato il silenzio della notte a Kiev. Mentre gli abitanti della capitale ucraina dormivano, il cielo si è illuminato ancora una volta. La Russia ha lanciato un massiccio attacco missilistico: diversi Kinzhal ipersonici, quattro missili balistici Iskander e un gruppo di missili da crociera Kalibr. Un’ondata di fuoco che ha colpito sette distretti della città, lasciando otto feriti, tra cui un ragazzo di sedici anni.

Esplosioni nella capitale. Le forze di difesa aerea sono operative. Restate nei rifugi!”, ha comunicato via Telegram il sindaco Vitali Klitschko, mentre i cittadini si rifugiavano nei bunker sotterranei. Un dormitorio universitario nel distretto di Solomyansky è stato centrato in pieno. Nel quartiere di Darnytsky, le fiamme hanno avvolto un palazzo di ventiquattro piani. I soccorritori hanno evacuato dieci anziani da una casa di riposo colpita. E stamattina, come conseguenza degli attacchi alle infrastrutture energetiche, migliaia di persone sono rimaste senza elettricità.

Russia e Ucraina: il vertice che può cambiare tutto

Non è un caso che l’attacco sia arrivato proprio questa notte. Domani sera, alle ventuno ora italiana, Volodymyr Zelensky si incontrerà con Donald Trump nella residenza di Mar-a-Lago, in Florida. Un appuntamento cruciale, forse decisivo per il futuro della guerra. “Molto può essere deciso prima del nuovo anno”, ha annunciato il presidente ucraino, con un misto di speranza e determinazione.

Sul tavolo ci sarà il piano in venti punti elaborato insieme agli americani e già inviato a Mosca. Tra i temi centrali: il futuro del Donbass, le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, e soprattutto la possibilità di un cessate il fuoco. Zelensky ha fatto sapere che sarebbe pronto a indire un referendum sul piano, ma solo se la Russia accetterà una tregua di almeno sessanta giorni.

Le parole di Trump su Zelensky

Ma dal presidente americano arrivano dichiarazioni che fanno preoccupare Kiev. “Zelensky non ha nulla di concreto finché non lo approvo io”, ha detto Trump con la sua consueta brutalità verbale. Eppure si è detto ottimista: “Penso che andrà bene con Zelensky, penso che andrà bene anche con Putin, che sentirò presto”. E ha aggiunto una riflessione significativa: “Ho risolto otto guerre, e questa è la più difficile di tutte. Ma credo che ce la faremo”.

Secondo Trump, entrambe le parti vogliono la pace, ma il tempismo non coincide mai: “Ogni volta che uno vuole farlo, l’altro no”. Parole che sembrano anticipare trattative lunghe e complesse.

Mosca rilancia: “L’accordo è vicino”

Dal Cremlino filtrano segnali contrastanti. Da un lato si dice che “l’accordo sia vicino, ma Kiev ed Europa vogliono affossarlo”. Dall’altro, Mosca annuncia una disponibilità sorprendente: firmare “un patto di non aggressione reciproca con la NATO”. Intanto i missili continuano a cadere su Kiev.

Intanto il presidente Putin ha inviato un telegramma di auguri natalizi a Trump. E ha ricevuto messaggi ancora più calorosi da Kim Jong Un, che lo ha definito “carissimo amico” e ha scritto che Corea del Nord e Russia hanno condiviso “sangue, vita e morte nella stessa trincea”. Un’alleanza che si è consolidata con l’invio di migliaia di soldati nordcoreani a combattere in territorio russo.

L’Europa

Oggi pomeriggio si terrà una videochiamata cruciale. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen parteciperà insieme ad altri leader dell’Unione a un collegamento con Zelensky e Trump. L’Europa vuole far sentire la sua voce, non vuole essere tagliata fuori dai negoziati che decideranno il destino del continente.

Nel frattempo, l’intelligence americana ha scoperto che Mosca sta probabilmente posizionando nuovi missili balistici ipersonici a capacità nucleare in un’ex base aerea nella Bielorussia orientale. Un segnale che, al di là delle parole sulla pace, la macchina da guerra russa continua a prepararsi al peggio.

L’appello del Papa

Chi crede nella pace non sia ridicolizzato”, ha detto Papa Leone XIV durante l’Angelus, con parole che sembrano rivolte a tutti coloro che, stanchi della guerra, continuano a sperare in una soluzione diplomatica. Mentre a Kiev i vigili del fuoco spengono gli incendi e le famiglie contano i danni, il mondo si prepara a scoprire se le trattative di Mar-a-Lago apriranno davvero una strada verso la pace, o se resteranno l’ennesima occasione mancata in una guerra che sembra non avere mai fine.


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